Tra la metafisica e la focaccia… The Floating Piers di Christo.

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Tra la metafisica e la focaccia… The Floating Piers di Christo.

Scrivere un articolo su The Floating Piers di Christo e Jeanne-Claude sembra essere un po’ scontato, anzi molto scontato, tale è stata la forza mass mediatica di questo evento, soprattutto in Italia, tanto che scriverne ancora forse gli fa fare quel salto di qualità che porta da scontato a cultura pop.
Sì, cultura pop, è questo che ha fatto The Floating Piers, un’opera concettualmente molto alta, ma vissuta nella maniera più popolare e popolana possibile dai suoi visitatori, una sorta di chic-shock in salsa land-pop.
La verità è che la pop art non c’entra nulla con la filosofia dell’artista, uno dei massimi esponenti di Land Art con antichi passaggi nel Noveau Réalisme, un artista che insieme alla ormai defunta moglie è stato talmente innovativo nel decidere che impacchettare opere naturali potesse essere un gesto artistico e che le masse lo potessero accogliere nelle loro menti, che collegarlo alle “ormai non ne posso più di facce di Marilyn Monroe e Salvador Dalì in tutte le salse” sembra cosa da pazzi.
Infatti credo che The Floating Piers sia in un certo senso l’apice di una esposizione mediatica, sempre più crescente delle sue opere negli ultimi vent’anni, che oggi è diventata famosa anche la sua faccia. Si potrebbe dire che oggi, la faccia di Christo potrebbe andare anche a finire su qualche quadro di qualche artista figlio di Wharol.

Di The Floating Piers in Italia se ne è parlato su tutti i notiziari e come accade solo per la nazionale di calcio e la politica, per la prima volta ne ho sentito discutere anche per strada a centinaia di kilometri di distanza dal luogo in cui accade il fatto, il Lago d’Iseo, dove i Piers stanno appunto flotteggiando.
Nella migliore tradizione della cultura pop, perché ormai di tradizione possiamo parlare, inizialmente la gente non sa nulla dell’opera d’arte e dell’artista, come in pochi sanno chi sia questo tizio col nome simile a quello di Gesù e… i ragazzini si lanciano nel lago a fare il bagno evviva, evviva, evviva, per fortuna che poi c’è instagram dove posso mettere le foto e far vedere a tutti i miei followerz che sono una persona per bene, istruita e che segue l’arte perché accresce il mio livello come parte della società civile.
No dai, a parte gli scherzi, una giornata al lago è ok, ma dopo un po’ diventa noiosella, con un Floating Piers in più è più divertente e almeno vedo qualcosa di figo.

OH ecco, qualcosa di figo. L’opera di Christo è qualcosa che tutti percepiscono come qualcosa di bello, ne sono attratti, io non sono certo un critico d’arte, ma suppongo di capire il mercato (che sono le persone, o meglio, la massa delle persone) e questa opera d’arte è un prodotto da paura!
È meglio della Nutella o della Coca Cola Zero, no dai di quella no, però è veramente piacevole, anche sotto il sole che ti ustiona riesci solo a pensare che diavolo di genialata abbia avuto questo signor artista.
Il rigore con cui questi Piers tagliano armoniosamente il landscape in un misto tra realtà e rendering, tra natura e matematica, tra materia e metafisica è un sospiro che sveglia la nostra anima nel profondo… e poi la famigliola in gita ci si mangia la focaccia col prosciutto sopra e i bambini ci corrono come pazzi, neanche fossero a Mirabilandia. È stupendo.

Come dicevo all’inizio, di questa opera si è scritto e detto tanto, qualcuno ha persino detto che non dice niente, no, infatti nemmeno io l’ho sentita parlare, ma a parte questo, di tutto si può dire, come per la Nutella, che fa male, che fa ingrassare, che è un riparo emotivo… ok va bene, ma dai, si può dire che non è buona? Puoi dire che l’arcobaleno ti fa schifo?

Ci sono cose che sono oggettivamente belle, poi si può discutere su tutta la filologia in relazione alla Land Art e a che cosa voglia provare all’uomo, si può discutere dell’apporto di questa opera alla storia dell’arte e via dicendo, ma non si può dire che questa opera non piaccia a tutti (a parte a chi se lo impone), che non sia bella, questa opera colpisce chiunque, tutti ci vogliono andare sopra come i giochi al luna park e poi se ti fermi e guardi l’orizzonte salti immediatamente in uno spazio mentale dechirichiano.

 

Infatti pur essendo un’opera di land art enorme (3,5 km per 100.000 metri quadri di tessuto) è meno materica di un Richard Serra e persino, a mio avviso, richiede meno confronto fisico con l’opera di quelle di Bob Morris che erano nate appositamente per avere un confronto fisico con l’opera anche se infinitamente più piccole di questa. Bene, su questa ci si sale, ci si cammina sopra eppure la sensazione non è di confronto con l’opera, ma di sostegno che l’opera fa a noi, corpi, menti, cuori, immaginazione, respiro e poco, pochissimo, quasi nullo, pensiero. Massima teatralità, massima sensibilità, un sacco di gente e molto silenzio (…dentro…).

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