The Trump Effect

Comments (0) Art & Culture

Se googolate Donald Trump, fra i vari risultati suggeriti dal motore di ricerca visualizzerete: casa, famiglia, Putin, Berlusconi e soprattutto parrucchino. Evento bislacco se pensiamo che si tratta del 54° presidente degli Stati Uniti.
Ciononostante, non dobbiamo farci ingannare, perché “l’effetto Trump” è più serio di quanto non si pensi.
Sono passati pochi giorni dal suo insediamento e “the Donald” ha già iniziato a mantenere le promesse stoppando l’accordo Trans- pacifico.
Ebbene sì, il primo atto formale del presidente è stato firmare l’ordine esecutivo che sancisce il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di libero scambio con gli 11 paesi affacciati sul Pacifico. Un accordo che Barak Obama aveva fortemente cercato, ma che Trump giudica “pericoloso per l’industria Americana”. Un atto facile, visto che l’accordo di partnership trans pacifico non era ancora stato ratificato dal Congresso. Ma si tratta anche di un atto che sembrerebbe in linea con la svolta protezionista che Trump ha promesso nel discorso di insediamento.
Dico “sembrerebbe” perché si tratta, in realtà, di un accordo che tende a favorire i rapporti commerciali con i paesi asiatici, e quindi anche con la Cina, tanto discreditata da Trump durante la campagna elettorale.
“Il 20 gennaio 2017 sarà ricordato come il giorno in cui il popolo è tornato a governare il paese. Le persone dimenticate non saranno più dimenticate” ha detto Trump durante il suo discorso di insediamento. Aveva di fronte a se i suoi sostenitori e alle spalle molti dei presidenti che lo avevano preceduto. “L’America verrà per prima” ha chiosato, parlando di commercio e mercato del lavoro.
“Per molti anni abbiamo arricchito l’industria straniera a scapito di quella statunitense -ha spiegato il presidente- abbiamo difeso i confini di altre nazioni e non i nostri. Da oggi ci sarà una nuova visione: l’America viene prima. Ogni decisione sul commercio, sulle tasse, in materia di immigrazione, sugli esteri sarà presa a beneficio dei lavoratori americani e delle famiglie americane. Dobbiamo proteggere i nostri confini dalle devastazioni di altri paesi che distruggono i nostri prodotti, rubano le nostre aziende e distruggono il nostro lavoro. L’America tornerà a vincere, come mai prima. Ci riprenderemo i nostri posti di lavoro. Ci riprenderemo i nostri confini. Ci riprenderemo la nostra ricchezza. E ci riprenderemo i nostri sogni. Ricostruiremo il nostro paese con mani americane e lavoro americano. Seguiremo due semplici regole: compra americano e assumi americano”.

  • trump cover 1
  • trump cover 2
  • trump cover 3

Ma quale pensate che sia l’effetto Trump sul mondo? 7Facile a dirsi, basta guardare l’andamento delle borse e sopratutto leggere la stampa straniera. E mentre la Wallstreet reagisce ad ogni tweet della valanga Trump, Bernard Guetta, di France Inter, scrive: “il motivo per cui non possiamo più giudicare il nuovo presidente in base ai tweet ma dobbiamo concentrarci sulle decisioni che prenderà a partire da domani è che, a prescindere dalla maggioranza repubblicana, il congresso non gli permetterà di fare tutto e il contrario di tutto, soprattutto per quanto riguarda l’Alleanza atlantica a cui le due camere e i due partiti principali sono profondamente legati”. E poi aggiunge: “ Trump potrebbe non avere nulla in comune con il candidato Trump? Non lo sappiamo, ma abbiamo due certezze. La prima è che Trump sarà un presidente imprevedibile, non solo perché è volubile e ignorante su molti aspetti ma anche perché l’effetto sorpresa è un’arma estremamente efficace di cui sa bene come servirsi. Il presidente Trump alimenterà molti timori e dunque l’instabilità sulla scena internazionale”. Ma quello che forse interessa di più al presidente, come ribadisce Guetta è che Trump ha tutto l’interesse a ridurre la pressione fiscale e le norme di salvaguardia sociale e ambientale.
Per l’Hadelsblatt, il giornale economico più importante e letto dai tedeschi, quello tenuto da Trum più che un discorso presidenziale è stata “una vera e propria dichiarazione di guerra” all’Europa e al suo paese più potente, la Germania.
Per Moritz Koch l’intervento di Trump è stato “tutto fuorché conciliante e duro come quelli pronunciati durante la sua campagna” per la presidenza. Una reazione molto dura, ma come spiega la Reuters, i rapporti della Germania con gli Stati Uniti, il principale partner commerciale di Berlino, saranno una questione calda di cui si parlerà molto durante la campagna elettorale della prima economia d’Europa, che va al voto a settembre.
Insomma “the Donald” sembra una bomba pronta ad esplodere. A proposito, come ci ricorda IlPost.it, oggi Trump “riceverà i codici nucleari: la buona notizia è che nessuno li ha mai usati, quella cattiva è che se volesse farlo, potrebbe”.
Non resta che augurarci: “Good night and good luck!” come diceva Edward R. Murrow, un famoso giornalista della CBS.

Good-Morning-America-David-Rowe

CREDIT COVER PHOTO DAVID ROWE

Tweet about this on TwitterShare on Google+Share on FacebookShare on LinkedInShare on Tumblr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

Will be used in accordance with our Privacy Policy