Song to Song e il riflesso di Terrence Malik

Comments (0) Cinema

Quando, di sfuggita in televisione, ho visto il trailer di Song to Song ho pensato: “ma riusciremo a far smettere di cantare Ryan Gosling?”.
Sì, ci sono cascata, ho pensato ad un altro imperdibile musical. Ma così non è, basta leggere il nome del regista Terrence Malick, per capire che nonostante Ryan Gosling resti comunque una visione e non ci si poteva assolutamente aspettare una cosa stile La La Land, ma nono siamo neanche a The Tree of Life!
Francesco Boille, sulle pagine di Iternazionale, ha definito Song to Song “quasi un’autoparodia involontaria” di Terrence Malick, soprattutto tenendo conto della filmografia e cultura del regista.
“Non solo perché la leggerezza aerea del regista si fa maniera, non solo perché la maniera è fredda e spesso vuotamente estetica -spiega l’esperto di cinema- ma perché nell’accavallarsi di situazioni prive d’intensità e di dialoghi che si vorrebbero aulici e rarefatti ma che si rivelano falsamente profondi, la leggerezza finisce per sconfinare nell’inconsistenza”.
Qualcuno invece ha definito questa pellicola la celebrazione del mondo rock, e “in particolare della scena texana, attraverso cammei di artisti del calibro di Patty Smith, Iggy Pop, Flea, Arcade Fire e John Lydon”. La Stampa, invece, titola l’articolo: “Song to Song”, poca musica Maestro.
Detto questo, la mano di Malick si riconosce al primo fotogramma. Song to Song è forse la sua più grande sperimentazione e sintesi del suo lavoro fino ad oggi, lo si capisce dalla consueta la ricerca dell’improvvisazione e il consueto movimento avvolgente della macchina da presa, quasi ci volesse trasportare lì a Austin. E il cast è straordinario. Non c’è solo Ryan Gosling, ma anche un favoloso Michael Fassbender, Rooney Mara, Natalie Portman. Però, la poesie, quella ahimè manca. Eppure le possibilità le aveva, il tessuto, i protagonisti e il tempo. E si il tempo, perché il film tra dubbi e perplessità, è in lavorazione dal 2011, con un cast che in tutti questi anni è mutato fino ad arrivare a quello che oggi vediamo sul grande schermo.
La trama si fonda su due triangoli amorosi mentre sullo sfondo scorre la scena musicale di Austin. Dopo di che, i temi si rincorrono: il tema del ritorno, la seduzione, i tradimenti, la gelosia, l’infelicità, il rock’ n’ roll, la contrapposizione tra reale e finzione e le domande esistenziali del tipo “chi siamo?”.
Sembra che Malick sia arrivato ad un punto della sua vita in cui il ritorno alla famiglia, a casa, alla sua terra e alla natura, gli offrano una nuova consapevolezza di sé.
Nonostante la critica non si positiva, il film in Italia ha già incassato 175 mila euro al botteghino, in soli dieci giorni. Niente male in un periodo pre estivo come questo.
Ma Malick dovrà fare di più per rimanere all’altezza del suo passato.

Tweet about this on TwitterShare on Google+Share on FacebookShare on LinkedInShare on Tumblr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

Will be used in accordance with our Privacy Policy