Siamo quello che guardiamo: generazioni e generazionali a confronto

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All’inizio era il Brat Pack e Molly Ringwald era la protagonista indiscussa. É iniziata così la schiera dei film e dei telefilm che, tra VHS e maratone televisive, hanno formato gli adolescenti statunitensi e di tutto il mondo.
Breakfast Club, Bella in Rosa, Risky Business, Bad Boys, Sixteen Candles, I ragazzi della 56ª strada sono solo alcune di una serie di pellicole, ormai diventate cult, dirette per lo più da John Hughes. Tanti i registi nati e formati con queste pellicole: Francis Ford Coppola è solo uno dei grandi nomi. La Brat Pack ha creato la generazione dei grandi: Demi Moore, Kevin Bacon, Matthew Broderick e sua moglie Sarah Jessica Parker, Tom Cruise, Michael J. Fox, Matt Dillon, Robert Downey Jr., Diane Lane e perfino Sean Penn.
Brat Pack vuole dire letteralmente “banda di monelli”, definita così da David Blum nell’articolo del 10 giugno 1985 pubblicato sul New York Magazine. Si trattava di un gioco di parole che traeva ispirazione da “Rat Pack”, espressione, coniata da Lauren Bacall, che identificava gli artisti del gruppo di Frank Sinatra e Dean Martin.
Insomma ad ogni generazione la sua banda di cattivi, tanto che in seguito è nato anche il “Frat Pack”, un gruppo di attori comici capeggiati dalla figura di Ben Stiller.
Secondo questa teoria non è difficile capire che se il giubbotto di pelle e la chioma di James Dean, hanno influenzato la moda e i comportamenti dei teddy boy degli anni 50, le sneakers della Nike e il giubbotto jeans di Michael J. Fox hanno influenzato tutta quella generazione dei “Paninari”, trasportandoli a bordo della Delorean dagli anni ’80 agli anni ’90.

will-and-graceapt the Ludwig Forse bisognerà adattare la teoria di Ludwig Feuerbach ai giorni nostri. Ebbene sì, perché probabilmente noi non siamo solo quello che mangiamo, ma siamo anche fatti dei film e delle serie televisive che guardiamo o abbiamo guardato.
Quindi se “Il gigante” ha raccontato un epoca, “Will&Grace” ne ha modificato un’altra. Sarò più chiara: ogni generazione, in ogni momento storico, ha avuto le sue problematiche e le sue difficoltà da affrontare, con i “grandi” e con il “sistema”. Ogni generazione, in ogni momento storico, ha utilizzato l’arte come sfogo, pittura, letteratura, ora cinema e serie televisive.
Così è successo che una serie televisiva come Will&Grace abbia raccontato l’omosessualità non più come qualcosa di cui vergognarsi, ma come normalità. Sono rari i tentativi di raccontare il mondo gay prima delle serie della NBC. E alla situation commedy statunitense creata da David Kohan e Max Mutchnick, va sicuramente il vanto di aver reso palese e quotidiano l’appuntamento con ciò che fuori da New York poteva apparire “strano”. Gli stereotipi che additati fanno soffrire, diventano qualcosa di cui ridere insieme, il linguaggio è leggero e i valori alla base delle serie sono amore e amicizia. Insomma niente di più “normale”. Così mentre a modo suo la NBC fa lezioni di integrazione, sempre nel 1998, la HBO produce un altra serie che cambierà il mondo: Sex & the City.
Quattro donne, una città e il mondo che si evolve al ritmo delle parole scritte da Carrie sulla tastiera del suo Laptop. Anche qui si scoprirà che il fine unico sono amicizia e amore, ma narrate con un linguaggio sicuramente piccante e ammiccante. Sesso, scarpe e fidanzati sono solo alcuni dei temi della serie che ha raccontato la donna single, ma anche quelle sposate, le mamme, le divorziate e le loro necessità. La donna si è sdoganata con Sex & the City, non è più solo una donna in carriera o una romantica. Ogni donna ha capito di essere se stessa e che, sola, camminando nelle sue scarpe costose deve trovare la sua strada.
Ma mentre le Carrie Bradshaw, Miranda Hobbes, Charlotte York e Samantha Jones crescevano, le serie generazionali e i telefilm cambiavano. Se Sex & the City raccontava le trentenni, Dawson’s Creek raccontava gli adolescenti, meno belli di quelli raccontati da Beverly Hills 90210, sicuramente con meno solidi. E gli attori delle serie di Dawson hanno sicuramente avuto maggior fortuna rispetto ai loro californiani predecessori.
Intanto il cinema raccontava ciò che la tv si rifiutava di portare in prima serata. Perché gli anni 90 non sono stati solo amore e amicizia, ma sono stati anche Trainspotting. « Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos’altro… Le ragioni? Non ci sono ragioni… Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina? » dice Mark Renton, raccontando la generazione degli acidi e delle sostanze chimiche. Un’abitudine e uno stile di vita che non si sono fermati agli anni 90 e che la tv è riuscita a raccontare senza morali e senza perbenismi solo con “Skins” nel 2007. La storia ruota attorno alla vita di un gruppo di ragazzi, dai sedici ai diciotto anni, che vivono nella cittadina di Bristol, in Inghilterra. Ogni episodio tratta un personaggio in particolare tra i protagonisti, approfondendone le vicende. Sesso, droghe e intrighi rendono questi adolescenti britannici sicuramente meno buoni, meno ingenui e maledettamente più veri del Dawson piangente e dei suoi amici. Skins ha sicuramente modificato il linguaggio delle serie televisive, ma non ha preso la massa. Che mentre sognava con le Gilmore Girls e Gossip Girl, ingannava le serate in periferia come gli pareva.

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Non ho potuto nominare titoli di pellicole importanti, che non hanno solo influenzato le masse ma anche il modo di fare cinematografia, ma non basterebbe una tesi di laurea in Scienze della comunicazione ad elencarli tutti. E se il mio excursus vi sarà sembrato pieno di lacune e superficiale, ricordate che parliamo di adolescenti e voi non lo siete più. O meglio siete dei Millennials, per definizione quella generazione di utenti denominata anche Generazione Y, nati tra il 1983 ed il 2000, i quali attualmente si trovano nella fascia d’età 17-35 anni. Quindi non siete adolescenti. I veri adolescenti sono gli Z, quelli che guardano tutti i film che abbiamo guardato noi e anche quello che non guardiamo. Li abbiamo resi liberi sessualmente, anzi fluidi. Mentre noi speriamo ancora nel remake di Will&Grace, di Friends, delle Girlmore Girl e nel prossimo inutile film di Sex & the City, loro sperimentano una nuova realtà.
A chi spetta raccontarlo?

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