The Crown of Seven Star

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Una sola parola: Lusso. Quel lusso non ostentato, ma che viene amato nel privato di una facciata storica, il cui ingresso abbandona l’inutile eccesso della nuova ricchezza ostentata.

Espressione unica del lusso più sfrenato celato da vetri oscurati di una macchina che dall’aeroporto offre l’anonimato completo per quelle strade piene di troppe fotocamere, sino ad arrivare nelle camere di un albergo che protegge se stesso ed i suoi ospiti da occhi indiscreti, chiudendo le tende di stanze che si affacciano in uno dei luoghi di culto del lusso, quello ostentato questa volta.

Baluardo 7 stelle dell’understatement che solo Milano è capace di regalare, l’albergo unico al mondo è il Town House SevenStarGalleria, unico per ora ad aver ricevuto la certificazione Sgs da Ginevra, città che ospita l’organismo che assegna le stelle, per questo caso specifico ed alcuni altri hotel al mondo, che attendono tale certificazione, è stata stilata appositamente una lista dei topService che un albergo del genere dovrebbe offrire.

Sette Stelle per Sette Suites nel caso del TownHouse di Milano, palestra, piscina, personal trainer, ascensore privato, autista ed un Maggiordomo – Consierge che vi aiuterà in tutto. Il ristorante è di altissimo livello ed è solo riservato agli ospiti delle suite. Da sito è consigliata anche una delle pizzerie più chic della città “I Dodici Gatti” dove la pizza è un pretesto per cenare sotto le stelle su quella passeggiata che sovrasta La Galleria meneghina.

I piaceri dunque che un 7 stelle deve offrire sono “Tutti”, quelle tante necessità che in pochi sanno effettivamente di avere.

Cinque sono gli altri pretendenti alla massima certificazione. Non basta più una buona posizione, un arredamento impeccabile che richiama la cultura del luogo, magari un roof garden, qui siamo nel campo delle brandizzazioni non conosciute al pubblico, siamo nelle cattedrali del silenzio, pieno di quelle parole che non è necessario pronunciare, poiché persone di esperienza e che del loro lavoro ne fanno un’arte hanno già fatto tutto alla perfezione. Non è necessario che il grande pubblico sia a conoscenza di stanze come queste, l’esperienza non è quella dell’essere visti in questi luoghi, ma il perfetto opposto, l’opulenza del caso e il concetto del non chiesto e del non visto.

Nel Bel Paese un altro è l’albergo a tale livello, è nella città del doge, dove i canali vedono solcare le proprie acque da star internazionali durante Il Festival del Cinema, e richiamati dallo sfarzo estremo anche quelle personalità, che si rinchiudono dietro le storiche finestre di un bianco palazzo dalle classiche fattezze architettoniche per cui la città è famosa, il resort è il Veneziano Aman Canal Grande, luogo di storico interesse dove affreschi di una Venezia mai dimenticata si accostano alla vista mozzafiato del canale più famoso del mondo e alla sobrietà di un arredamento equilibratissimo.

Pochi al mondo ne esistono, 6 di 7 stelle, 2 dei 4 rimasti sono ovviamente nelle terre degli emiri, uno in Dubai, il Burj al Arab, quell’isola con pochi natali alle spalle, dove il fuoco è il respiro freddo di una fontana che accoglie gli ospiti della Bianca Vela, simbolo della modernità di questa ricca striscia di terra.

Atmosfera differente è quella che si respira a non molti km di distanza dove un palazzo fermo nel tempo toglie il respiro anche al cliente più sofisticato, l’Emirates Palace, le cui rossastre mura intervallate da una miriade di finestre protette dal sole da pesanti tende dai colori freddi arricchite dall’oro, creano l’atmosfera perfetta, quella da descrivere in un libro dal romantico sentore, sentimento di una principessa occidentale che sogna il calore del sole arricchire il suo incarnato.

I restanti due, li troviamo uno a Islamabad, il Centaurus Hotel, sofisticata e lussuosissima ricetta di un mall che ha come cuore proprio il lusso, dove la ricerca del piacere è espressa da champagnatissimi marmi accompagnati da un arredamento che ha una palette colore basica atta a rilassare un cliente internazionale.

L’ultima tappa del proibito è su un’immancabile isola tra le privatissime e ambitissime Fiji, l’isola è Laucala, le ville sono 25 ed immerse nella natura lussureggiante, il piacere è quello di immergersi nel lusso di strutture che puntano all’esaltazione del luogo in cui si trovano; qui ci si può abbandonare per lasciarsi viziare da tutto ciò che il calore di queste terre regala.

In casi come questi il brand è il luogo, l’immagine inevitabilmente sarà rivolta ad una clientela internazionale, più in alto si va, più ci si fa male quando si cade, nel caso in cui si deve proprio cadere. Per alcune delle stelle più brillanti nel panorama alberghiero internazionale l’esperienza dell’ospite è perfetta dal sito alle fascette che cingono le spugne immacolate nei marmorei bagni delle suite. Per altri al contrario il tonfo è notevole, l’immagine come la brandizzazione di alberghi il cui numero di stelle si fa fatica a delineare nell’immediato, hanno un punto di contatto con il cliente che dovrebbe guardare ai fratelli più piccoli che similmente a loro hanno poco heritage, ma che offrono un esperienza completa e coordinatissima. Non è solo il contatto, ma è ciò che rimane in mente.

È dunque il brand che nel lusso alberghiero abbassa il livello del feeling da parte dell’ospite se non è studiato bene, partendo dai siti, i quali la maggior parte delle volte sono o troppo caotici più simili a quello di una compagnia aerea o super basici con sgranate immagini di lussuosissime suite che rischiano di perdere il loro fascino morendo a causa di troppo acerbe mani di photoshop ingiuste con la loro bellezza.

Immancabile in questa fascia è la classicità mai richiesta di un marchio che vuole rientrare in “Lapidari” canoni di bellezza che non appartengono nemmeno più ai genitori di datati clienti.

La volontà di rivolgersi al nuovo lusso, quel dorato idolo di una ricchezza sempre più chiusa in trasparenti grattacieli, che sempre meno spesso si vede in strada, dovrebbe stimolare le capaci mani di un segmento che riprende economia, rivolgendosi al loro cliente e non più all’agenzia viaggi sempre meno di moda. In ogni caso che il brand funzioni o meno restiamo silenziosi e rispettosi del lavoro che viene svolto in queste lussuose cattedrali dove l’ospite è l’unico a potersi permettere dei capricci e tutto il resto è un sommesso piacere di creare l’esperienza perfetta.

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