The Queen is back. Londra riabbraccia Vivienne Westwood

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Ci sono gli stivali di Nancy Sinatra, l’impermeabile di Leonard Cohen, le scarpe camosciate di Elvis. O, per restare in Italia, un vecchio frac di Domenico Modugno. E poi c’è lei che ha saputo cogliere la rivoluzione culturale degli anni Sessanta, nata dal sodalizio tra rock e moda, per creare, dieci anni dopo, lo stile e l’icona di un movimento che ancora oggi continua a far parlare di sé: il punk. Dopo aver superato la soglia dei 75 anni, Vivienne Westwood non sembra voler abbandonare le scene: la regina del punk è tornata con un nuovo show che, come è scritto nel dna della stilista, provoca, scandalizza, fa riflettere.

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«Scambiatevi i vestiti con i vostri partner: unisex vuol dire questo, vuol dire acquistare di meno, vuol dire scegliere bene vestiti che dureranno di più». Basterebbe fermarsi al ritornello intonato da Vivienne per immaginare la portata di “Ecotricity”, in nome del politically uncorrect: la collezione è stata presentata a Londra, durante il “London Fashion Week”, dopo le puntate a Parigi e Milano. Westwood cancella i sessi, annulla la differenza di genere, propone capi di abbigliamento buoni sia per gli uomini che per le donne: così, in passerella, lui sfila col tutù e lei con pantaloni e una giacca a doppiopetto. E anche gli accessori si adeguano: t shirt stravaganti, stampe provocatorie con slogan contro la guerra, bandane punk, corone di carta fatte a mano. Una sfilata che si trasforma in un manifesto politico e culturale contro il cambiamento climatico, per un utilizzo migliore delle risorse naturale del pianeta.

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Lady McLaren torna nella City, lì dove tutto era iniziato nel 1971. «Torno qui perché il marchio ha qui le sue basi e conviene stare qui», si è affrettata a precisare in un video postato su Instragram. Un modo naturalmente punk per smorzare qualsiasi tentazione romantica, di ritorno alle origini, negli anni in cui con il marito Malcolm aveva inaugurato il loro primo negozio, Let it rock, nella capitale inglese. Il manager avrebbe creato di lì a poco “La grande truffa del rock’n roll”, per citare il film del 1980 del regista Julian Temple, ovvero i Sex Pistols. Lei ne avrebbe dato forma e colore, stile e ispirazione.
Quella cosiddetta subcultura, senza regole, fatte di suoni rozzi, capigliature sgargianti senza senso, corpi insanguinati, ha compiuto da poco quarant’anni: un anniversario che Joseph Corre, figlio di Vivienne e Malcolm, ha voluto celebrare al meglio lo scorso novembre. Organizzando non una festa di compleanno, ma un funerale, in pieno stile punk, dando alle fiamme la sua raccolta di cimeli e memorabilia provenienti direttamente dalla stagione anni ’70. “Il movimento è morto, è diventato un brand come McDonald, di proprietà delle grandi multinazionali”, ha spiegato Joe. Forse ha ragione, il punk si è dissolto, già con la morte di Sid Vicious nel 1979. O forse non è mai esistito, chioserebbe Iggy Pop. Di certo, la sua regina ha il volto, segnato dagli anni, di Vivienne Westwood.

 

credit cover photo Charis Tsevis

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