One day I broke a mirror: Yoko Ono in mostra a Villa Medici a Roma

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Artista, anche provocatoria, prima di essere la signora Lennon. La femme fatale o la strega jap secondo i suoi nemici, considerata elemento di rottura della band più importante della storia della musica.
Yoko Ono sbarca in Italia con la mostra “One day I broke a mirror”, realizzata assieme a Claire Tabouret, visitabile fino al 2 luglio nella splendide cornice di Villa Medici a Roma, a due passi da Trinità dei Monti.
Il percorso immerge lo spettatore in ripetuti stimoli sensoriali che lo proiettano indietro negli anni, all’attivismo e al pacifismo di John e Yoko alla fine dei Sessanta, all’impegno per i diritti delle minoranze, all’uso sapiente dei media. E proprio due file allineate di televisori col tubo catodico in vecchio stile, una di fronte all’altra, aprono l’itinerario artistico, rievocando i due bed in (ad Amsterdam e Montreal) che la coppia organizzò in diretta televisiva, celebrando la propria luna di miele veicolando il messaggio pacifista. “Give peace a chance” cantava Lennon sul letto della propria camera da letto, con accanto Yoko, mentre fan e appassionati scandivano il tempo con le mani, in quella che sarebbe diventate una delle colonne sonore delle marce “no war” di quegli anni.
Si continua con un altro elemento decisivo nel sodalizio artistico e sentimentale tra l’ex Beatle e l’artista giapponese: le scale, contornate da pannelli affissi al muro su cui sono incisi alcuni appunti di vita, come “respira”, “senti”, “ricorda”, “raggiungi”, “vola” e quel potentissimo universo semantico racchiuso in “immagina”, che non può non rinviare alla celebre hit di Lennon nel 1971. La presenza di Claire Tabouret si manifesta nei suoi corpi imballati e corazzati, nelle sue raffigurazioni femminili o nell’esercito di bambini mascherati con lance luminose.
Le scale, si diceva. Visioni che ritornano a metà mostra, quando in una stanza viene riprodotta la scena clou del primo incontro tra Lennon e Yoko, durante un’installazione riprodotta all’Indica Gallery di Londra nel 1966: lo spettatore è invitato a salire su una scala sulla quale pende dal soffitto una lente di ingrandimento, oltre la quale si legge la scritta “yes”. Sul muro, inoltre, sono scritte alcune frasi che hanno fatto la storia del rapporto tra i due, come “this is not here” che appare anche nel video di “Imagine”.
«Non me ne resi conto subito – dichiarò il musicista – ma era chiaro che avevo incontrato “la donna” e che da quel momento il mio rapporto con i ragazzi (i Beatles, ndr) sarebbe cambiato».
L’itinerario si conclude nei giardini di Villa Medici, con uno spazio delicato floreale dedicato agli ulivi e agli alberi per la pace: qui le artiste sollecitano il visitatore a lasciare il proprio biglietto pacifista da attaccare alle piante. C’è chi scrive Imagine, chi Give peace a Chance, chi War is Over. I Beatles si sono sciolti nel 1970, Lennon è stato assassinato dieci anni dopo, per ripercorrere la storia d’amore tra John e Yoko bisogna tornare di indietro di quaranta cinquant’anni ormai, ma qui il tempo sembra essersi fermato alla Swinging London degli anni Sessanta.

PHOTO CREDIT VINCENZO PASTORE

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