Morrissey attacca la polizia di Roma e cancella le date italiane del tour. “Un Paese pericoloso come la Siria”

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Quella spina nel fianco, titolo di uno dei suoi singoli più celebri (The boy with the thorn in his side) si chiama Italia da qualche giorno. Morrissey, ex leader degli Smiths, ha un problema con il nostro Paese: la scorsa settimana è stato fermato dai poliziotti in servizio su via del Corso a Roma dopo che procedeva a grande velocità e contromano in auto, guidata dal nipote. Secondo il cantante, gli agenti hanno mostrato troppa irruenza nella situazione: sui social il fotografo e nipote di Morrissey ha polemizzato in maniera veemente. «Ieri sera alle 7.45 in via del Corso l’agente di polizia nella foto (e nel post è contenuta anche l’immagine del poliziotto, ndr) ha terrorizzato Morrissey per 35 minuti esigendo i documenti». Ma non è tutto perché la rockstar ha rincarato la dose dichiarando: «Non avevo infranto nessuna legge, non mi stavo comportando in modo sospetto. Il poliziotto ha tolto la sicura alla sua pistola e ha iniziato ad urlarmi in faccia». E ha aggiunto: «Credo che la polizia mi abbia riconosciuto e per questo volevano spaventarmi. State attento a questo poliziotto pericoloso, potrebbe uccidervi».
Ma la Questura di Roma non ci sta ed è intervenuta per difendere gli agenti coinvolti: al cantante è stato chiesto per quattro volte di esibire il documento di identità. Una richiesta respinta, motivata dal fatto di averlo dimenticato in albergo; in ogni caso Morrissey avrebbe respinto l’invito della polizia perché non aveva commesso alcun reato e quindi, a suo dire, non avrebbe dovuto mostrare il documento. Ma in Italia, fanno sapere dalla Questura, se un poliziotto chiede un documento di riconoscimento, chiunque è tenuto a esibirlo. La Polizia ha smentito che l’agente abbia impugnato la pistola contro il musicista: la scena si sarebbe conclusa con una contravvenzione a carico di Morrissey e nipote con la promessa, da parte dell’artista, che il poliziotto “diventerà famoso”.
La storia non è finita qui. Perché prima l’ex frontman degli Smiths ha annullato le date italiane della sua prossima tournee, poi ha sferrato un nuovo attacco contro l’Italia. In un colloquio con il tabloid britannico “Metro Uk”, ha dichiarato: «Sì, avevo un certo tipo di atteggiamento, atteggiamento di uno che viene provocato. Non mi aspetto da nessuno che sappia chi sia. Se però questo è tutto ciò che la polizia sa dire, allora potete tranquillamente trarre le vostre conclusioni. Se una cosa simile può accadere a me, a Roma, in pieno giorno, allora l’Italia è al livello della Siria per stabilità morale. Con degli psicopatici armati e liberi nelle strade i migranti presto si affolleranno ai confini italiani per tornare in Libia». E il nipote, su facebook, ha aggiunto: «Solo per chiarire: Morrissey non stava guidando. Rayner non stava guidando – ha scritto Sam Esty Rayner – Il conducente ha mostrato i documenti e non ha avuto alcuna multa per infrazione stradale. Il poliziotto ha puntato una pistola su Morrissey perché non aveva i documenti».
Il cantante, negli anni, è diventato famoso anche per i suoi gesti bizzarri e per alcune dichiarazioni non proprio diplomatiche. In un concerto del 2009 abbandonò il palco di un concerto a Liverpool dopo essere stato colpito da una bottiglietta semivuota, poi in diverse circostanze ha polemizzato prima con la famiglia di David Beckham e poi con Madonna, un’altra volta ha attaccato i British Music Awards. La sintesi migliore è offerta, probabilmente, dalle parole di Patrick Krief, membro della band canadese che nel 2006 lo accompagnava negli Usa: «Aprire per Morrissey è stata un’esperienza triste. Vedere cosa può fare il successo a certe persone è piuttosto doloroso. Qualche volta sarebbe meglio non incontrare le persone che ammiri».

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