Marcia delle donne e proteste: comincia l’era Donald Trump

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«Who Run The World? Girls, Who Run This Mutha? Girls» canta Beyoncé e se Donald Trump l’avesse ascoltata probabilmente non saremmo arrivati a questo punto.
Ebbene si, perché mentre “The Donald” si sta insediando alla Casa Bianca, giurando sulla bibbia che sua madre gli regalò quando era bambino, le 200 mila femministe provenienti da tutti gli Stati Uniti si stanno riunendo per una manifestazione contro la politica misogina del nuovo Presidente.
Nessuno stilista e nessuna casa di moda statunitense ha voluto vestire Melania, la nuova first lady, che alla fine indosserà un capo donatole da Giorgio Armani. Proprio lui, Re, che ha dichiarato in sua discolpa: “Io vesto belle donne, e lei lo è”.
Ma non è solo il mondo della moda a essersi ammutinato al 45° presidente. Nessun musicista ha accettato di esibirsi durante la cerimonia di insediamento. Tranne la giovanissima soprano Jackie Evancho a cui è stato affidato l’inno nazionale.
La maggior parte delle artiste donna a cui era stato chiesto di esibirsi si sono unite nella “Marcia delle donne” che si terrà domani, giorno dopo l’insediamento appunto. La manifestazione è stata organizzata per rispondere alla retorica misogina e ricca di pregiudizi che Trump ha spesso utilizzato nella sua campagna elettorale, come hanno fatto sapere gli organizzatori. I gruppi che più si sono sentiti attaccati dai discorsi di Trump non sono solo le donne, ma anche i cittadini messicani, musulmani e i membri delle comunità LGBT.
«Siamo cittadini del mondo, possiamo far sentire le nostre voci e trasformarle in azioni e cambiamenti positivi» ha dichiarato Beyoncé, fondatrice e partner ufficiale dell’evento, che vive un momento decisamente politico della sua carriera. Lo si capisce dai messaggi appartenenti al movimento Black Lives Matter inseriti all’interno del suo ultimo disco, Lemonade.

Insieme a Beyoncé si sono schierate contro Trump artiste come Katy Perry, Cher, Zendaya e Madonna, che sicuramente saranno presenti alla marcia.
Ma l’ammutinamento degli artisti contro Trump non si ferma alla marcia. Le CocoRosie, in collaborazione con Anohni, hanno pubblicato la canzone “Smoke ‘em Out”. Per Bianca Casady si tratta di un pezzo che intende “essere d’ispirazione per tanti cuori stanchi e delusi”.
Con una nota a margine del brano la leader delle CocoRosie spiega: “Smoke ‘em out accoglie con favore il nuovo personaggio che occuperà la Casa Bianca con una folla di donne e bambini armati di forchette e coltelli. Sulla scia di questo disastro innaturale, ci sentiamo chiamate a salire, gridare, e bruciare giù la casa”. L’atmosfera e l’idea che il brano e nuovo album vogliono far intendere è che “il futuro è una donna” e, come spiega Bianca, questa è una forza che è necessario non sottovalutare.
Dunque Trump, come il suo amico Putin, si è messo contro le donne. Potremmo dire che le Femen stanno a Putin come Chime for Change, la campagna globale a favore delle donne, sta a Trump.
Il circo dell’insediamento va comunque avanti, con una cerimonia da 200 mila dollari e una folla attesa di 90 mila persone a sostenere The Donald. A Washington le misure di sicurezza per la salvaguardia del 45° presidente sono stante importanti, ma non sembrano toccare il nuovo inquilino della Casa Bianca. Trump continua ad andare avanti per la sua strada, tra tweet e post sui social in cui ribadisce che la sua politica mira alla discontinuità dalle politiche di Obama. Si spera non scardini veramente tutto ciò che è stato fatto fino ad oggi.
Obama ci mancherà e lo sentiamo sopratutto oggi che Trump, accanto ad Abramo Lincoln e a sua moglie Melania, saluta il suo pubblico e sfida il mondo alzando al cielo un pugno chiuso. Usando un gesto che non gli appartiene. Quel pugno che fu sollevato al cielo il 17 ottobre del 1968 alle olimpiadi di Città del Messico dai due atleti Tommie Smith e John Carlos, mostrando al mondo la loro protesta contro i diritti negati ai neri statunitensi. Insomma Donald, almeno quel gesto, avrebbe potuto evitarselo.hn Carlos che mostrarono al mondo la loro protesta contro i diritti negati ai neri statunitensi. Insomma Donald avrebbe potuto evitarselo.

  • Parker Day, God Bless America
  • Jen Dwyer, Current Mood
  • Shawnette George, Fuck Boy Repellent
  • Laura Murray, Plug It Up
  • Cara Deangelis, Donald Trump With a Crown of Roadkill
  • Rute Ventura, Trump Voodoo Box
  • Andrea Mary Marshall, Self-Portrait With Mop
  • Renee Dykeman, Ultravoilet Ultraviolence 2017
  • Bia Monteiro, And So She Was Left Behind
  • Enid Crow, Feels Awesome to Be American
  • Kat Toronto, Between the Devil Part 2
  • Allison Hill-Edgar, Feminis
  • Miza Coplin, Tomorrow
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