Il terzo principio della dinamica applicata a Trump

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Meryl Streep

La terza legge della dinamica recita: “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale o contraria”. Concetto ben ripreso in film come “V per Vendetta” e potremmo dire anche per la campagna elettorale e per i primi passi dell’ormai presidente Trump.
Pare proprio che il mondo e soprattutto gli Stati Uniti non abbiano ancora digerito l’elezione di Donald Trump, nuovo inquilino della Casa Bianca.
Proprio quando l’epoca Obama sembra terminata, le reazioni continuano a farsi sentire.
Coraggiosa e con fare particolarmente stentoreo, è stata Meryl Streep a sferrare l’ultimo attacco nel discorso di ringraziamento per il premio alla carriera durante la cerimonia Golden Globe. Un discorso lungo ed inusuale per una cerimonia, in cui la Streep ha parlato di politica e di quello che potranno fare gli attori, gli artisti e i giornalisti per cercare di non assecondare le intenzioni razziste e xenofobe del nuovo presidente. L’attrice sapeva di trovare terreno fertile anche perché i Golden Globe sono assegnati dalla Hollywood Foreign Press Association, che riunisce i giornalisti internazionali che si occupano di cinema e tv.
«In questo momento noi apparteniamo al gruppo di persone più denigrato della società americana. Pensateci: Hollywood, gli stranieri e la stampa» ha dichiarato Meryl Streep, elencando una serie di grandissimi attori statunitensi nati e cresciuti in altri paesi, per poi spiegare: «Hollywood è piena di outsider e stranieri, e se li cacciamo tutti non resterà altro da guardare che il football e le arti marziali miste, che non sono davvero arte».
Si è poi rivolta direttamente a Trump riferendosi all’episodio della campagna elettorale in cui il super miliardario aveva apostrofato e imitato un giornalista disabile. «Mi ha spezzato il cuore quando l’ho visto -ha commentato l’attrice- e non riesco a togliermelo dalla testa perché non era in un film, era la vita vera. E questo istinto di umiliare l’altro, quando è impersonato da qualcuno con una visibilità pubblica, qualcuno di potente, arriva nella vita di tutti quanti, perché autorizza altri a comportarsi nello stesso modo. La mancanza di rispetto causa altra mancanza di rispetto, la violenza incita altra violenza, e quando i potenti usano la loro posizione per maltrattare gli altri, perdiamo tutti quanti. E questo mi porta a parlare della stampa: abbiamo bisogno della stampa per tenere a bada il potere, questo è il motivo per cui i nostri padri fondatori hanno voluto che la sua libertà fosse riconosciuta dalla costituzione» ha concluso l’attrice.
La risposta di Trump certo non si è fatta attendere. «Meryl Streep, una delle attrici più sopravvalutate di Hollywood, non mi conosce ma mi ha attaccato comunque la scorsa sera ai Golden Globe. È una leccapiedi di Hillary che ha straperso. Per la centesima volta, non ho mai “preso in giro” un giornalista disabile (non lo farei mai) ma ho solo mostrato come “strisciava” quando ha cambiato versione su un articolo che aveva scritto 16 anni fa solo per mettermi in cattiva luce. I soliti media disonesti!» ha twittato il neo presidente che continua a marciare sulla sua linea di discredito, forse non comprendendo il peso del suo nuovo ruolo.
Meryl Streep non è certo l’unica donna dello spettacolo a schierarsi contro Trump. Gli stilisti italiani Dolce&Gabbana sembrano essere stati boicottati durante la cerimonia dei Golden Globe, in cui solo l’attrice Karry Washington e pare abbia indossato una loro creazione. Eppure le case di moda italiane sono fra le più gettonate in queste occasioni.
Ma secondo la terza legge della dinamica c’era da aspettarselo.
Quando Tom Ford, Marc Jacobs e moltissimi altri stilisti si sono rifiutati di vestire Melania Trump, dopo l’elezione del presidente, Dolce&Gabbana si sono detti orgogliosi di vedere una loro creazione indossata dalla nuova First Lady degli Stati Uniti. Le polemiche non si sono fatte attendere soprattutto dopo l’appello lanciato dalla stilista francese Sophie Theallet, che chiedeva ai designer a non vestire la First Lady Melania. Un appello che sembrava caduto nel vuoto e firmato solamente da Humberto Leon, della squadra di designer di Opening Ceremony e da Kenzo che si era esspresso in suo favore, senza pero’ sottoscrivere. «Nessuna dovrebbe vestire Melania, e se acquisterà i vostri vestiti, chiarite che non appoggiate la sua causa» aveva detto Theallet. Dello stesso avviso il sito web Fashionista, che vanta 2,5 milioni di lettori al mese, in un editoriale aveva spiegato come intendesse seguire le scelte fashion di Melania: «Non vogliamo avere nessuna parte nella normalizzazione della famiglia Trump, soprattutto per quanto riguarda le scelte della First Lady. Non vogliamo contribuire a umanizzare o far luce su un’amministrazione che rappresenta una minaccia per le donne, le minoranze e gli immigrati».
Più politicamente corretta la presidente della Council of Fashion Designers of America e sostenitrice di Hillary Clinton, Diane Von Fustenberg, che aveva scritto ai membri dell’organizzazione, invitandoli ad «abbracciare le differenze, essere aperti di mente, essere generosi» concedendo una chance.
La polemica contro Dolce&Gabbana si sarebbe dunque placata qui, se Stefano Gabbana non avesse ringraziato pubblicamente Melania Trump per avere indossato durante i festeggiamenti di Capodanno a Palm Beach, in Florida, un tubino nero da 1.950 dollari dalla collezione Cruise di Dolce e Gabbana, con due piccoli fiocchi sulle spalle, impreziositi da un gioiello. Lo stilista ha ringraziato orgoglioso postando una foto sui social network. Immediate le reazioni negative al post. I commenti negativi e gli insulti non si sono fatti attendere.
Sia chiaro, la Trump quell’abito se lo è comperata da sola e Dolce&Gabbana non sapevano nulla. Ora non si sa che casa di moda sceglierà Melania Trump per la cerimonia di insediamento alla Casa Bianca, che si terrà il 20 gennaio. Una cosa è certa le conseguenze, o meglio le reazioni, sono meno frivole di quanto si pensi.

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