La street art porta speranza in un piccolo borgo italiano che resiste conto lo spopolamento e il deterioramento

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Le ondate web, quelle che a moti impetuosi e improvvisi generano tendenze, modi di dire e costumi prima della repentina risacca e prima di spostarsi verso qualche altra “moda” costruita sulla rete, qualche tempo fa avevano preso di mira pure il Molise. Un Molise bistrattato da commenti e gag social che addirittura negherebbero la sua reale esistenza. “Il Molise non esiste”. Eppure con delicatezza infusa di gesti quotidiani e intraprendenti progetti artistici, c’è un piccolissimo borgo che dall’anno scorso sta provando a riemergere, a catalizzare per pochi frammenti di tempo l’attenzione di una nazione e di un interno globo.
A Civitacampomarano, in provincia di Campobasso, 400 anime sulla carta che si riducono pressoché alla metà per quelli che hanno deciso recentemente di spostarsi, alcuni street artist si sono riuniti per la seconda edizione di CVTà Street Fest, un variopinto e sinergico lavoro di squadra tra autoctoni e forestieri sotto la guida della direzione artistica di Alice Pasquini, iconica street artist romana conosciuta in tutto il mondo come AliCè, e sotto l’organizzazione della Pro Loco “Vincenzo Cuoco”.

Dal 1° al 4 giugno è stato possibile apprezzare gli interventi artistici degli italiani Gola Hundun e Maria Pia Picozza, della polacca Nespoon, dell’argentino Francisco Bosoletti e del brasiliano Alex Senna. Dal nome (“CVTà” un rimando al suono dialettale con cui gli abitanti del posto chiamano il loro paesino) si intuisce l’idea e il sentimento che aleggiano attorno all’evento: tradizione e modernità si mescolano senza alterare gli equilibri ormai cristallizzati di una popolazione prettamente anziana e arroccata, sia fisicamente che ideologicamente, in un’altra realtà.
La crasi ideale è tutta nell’immagine di copertina del festival: le mani rugose e sapienti di una signora ricamano il logo dell’evento. Così lungo le viuzze del borgo non si sono viste mastodontiche murate, molto in voga nei recenti interventi di street art globale, e soprattutto i primi a usufruire di queste opere permanenti non sono stati esperti o disquisitori, ma chi (e questa volta non è un modo di dire) una bomboletta spray probabilmente non l’ha mai vista. Insomma, gli artisti si sono adattati ai muri senza intaccare la loro atemporalità.

In questa briciola di identità, la street art è feconda e genitrice partorendo un messaggio di rinascita e di resistenza. Un concetto non banale e indifferente: già l’anno passato l’artista Biancoshock aveva giocato sulla provocazione “Il Molise non esiste” affidando a un bambino una bomboletta rossa con la quale ha cancellato la scritta “non esiste”, aggiungendoci “resiste”. A Civitacampomarano ci sono anime nate, cresciute e che hanno scelto di morire qui e che gonfiano il petto rivendicando un’esistenza. L’esistenza di un’Italia che si spopola e che si sgretola. Una lenta e progressiva frana minaccia il borgo dall’inizio del 2017 con gravi danni agli edifici, evidenti crepe sui muri e strade spaccate. Alcune strutture danneggiate, come gli stessi uffici comunali, sono state abbandonate, così come alcune case, ma la gente non vuole gettare la spugna e vuole lottare per non far morire il borgo.

CVTà Street Fest può solo alleviare le pene, proponendosi come contrasto all’esodo e profondendo colore, speranza e una brezza di giovinezza: una primavera che ripopola le vie di ragazzi entusiasti che, attraverso tour organizzati, si rincorrono alla ricerca dei murales. Ma chi viene dal Sud o chi è entrato in contatto con gli abitanti del Mezzogiorno, sa che una loro peculiarità è l’ospitalità: pertanto, era possibile immaginare le signore ferme, con le mani in mano? Assolutamente no, ed ecco che in questo connubio, tra i vicoli profumati di Civitacampomarano, le donne hanno indossato il grembiule sfamando interi banchetti allestiti davanti alle proprie abitazioni e cucinando cinque pietanze tipiche del posto: il riso con il latte (ris cu latt), il pane indorato e fritto (pan ’nrat), la pizza di granoturco con la verza (pizz e fogl), le scrippelle (scr’pell’) e i ceci (i cic). Insomma roba che può competere con i piatti di cuochi rinomati tant’è che Rubio ha sfilato i panni da chef per vestire quelli del fotografo con l’intento di realizzare un reportage su questa singolare ed entusiasmante esperienza.

C’è il cibo, c’è la birra (Peroni è sponsor dell’iniziativa) c’è l’odore di vernice. Per completare i cinque sensi ci vorrebbe la musica ed ecco che è tornato dj Gruff, punta di diamante della scena rap italiana, che già lo scorso anno ha fatto ballare i nonni di Civitacampomarano con i suoi sorprendenti mix di note vintage, ripescate da cantine e soffitte.
Qui c’è un cuore che pulsa ancora: ha il suo ritmo, ha il suo tempo. Esiste, resiste e batte al rumore leggiadro e adrenalinico dello spray che esce dalla bomboletta.

CREDIT PHOTO – COVER N TEXT – ALESSIA DI RISIO

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