Street art in passerella: dai muri ai club il nuovo formale

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CREDIT PHOTO WALLY GOBETZ

Street art:
Si sente tanto parlare del nuovo formale, ma quello che vediamo sui giornali e non per le strade è la versione senza calzini di un passato che aveva gusto.
Ieri sì oggi no, e menomale, il nuovo formale, esplode con forme morbide, sfoderate e destrutturate, scende dai muri delle città ad influenzare tutto ciò che è nuovo, il nero viene contagiato da colori pieni di una cultura fatta di pennelli, bombolette e grafismi che siamo abituati ad osservare con soddisfazione sui muri delle nostre città.

Cultura di nati grafici, illustratori, designer con la pelle sporcata dall’inchiostro dei tatuaggi e dalla vernice di bombolette con le quali decorano spazi dedicati alla WallArt, sia ben chiaro parlo di artisti ed alcuni anche valutabili, non di tredicenni che decidono di scrivere il proprio nome o sgrammaticati pensieri su i muri pensando di aumentarne il valore.
Da sempre l’arte, quella più fervente, ha influenzato la moda, ed ovviamente anche la moda può influenzare la strada, come osserviamo nelle capitali della moda e non solo.
Da Warhol a Banksy, passando per Haring, abbiamo visto i loro lavori sulle passerelle, ma adesso questa tendenza devia, la moda viene fatta da chi la strada la vive e fa sì che sia così, espressione decisa della new culture e delle sub-culture.
Sono ormai passati anni da quando la street art è diventata fenomeno di massa, abbiamo visto NYC come tante altre città cambiare mille volte facce, colori e forme, e ora quando vediamo artisti come Banksy, rubati alla strada per andare nelle gallerie, assistiamo al furto istituzionalizzato di opere pubbliche, nate invece per il deperimento e per essere di tutti.
Ora quei colori, più che altro il modo di fare quell’arte, il sentimento che domina la volontà di produrre, lo ritroviamo sempre più spesso sulle passerelle, e di conseguenza nei nostri armadi.
Da Gucci, con Alessandro Michele e Gucci Ghost, un Writer di Brooklyn, che da un po’ di anni ormai ha dato vita ad un immaginario da strada del brand e del logo parallelo, non direttamente riconducibile al marchio, anche per questo il nuovo direttore creativo del brand ha dato vita all’istituzionalizzazione del rapporto ormai nato da tempo, con una collezione improntata sull’utilizzo dell’immagine da strada, però su strutture prettamente sartoriali.
Dal fake all’originale, Gucci si ritrova, almeno per quella stagione, nei colori internazionali di un writer ossessionato dal marchio.
Prima e dopo di lui abbiamo visto tantissime passerelle tingersi dei colori forti di una strada che ha sempre più ragione, sappiamo che la moda è la vera istituzionalizzazione del cambiamento sociale, come il design a suo modo, respiro veloce, necessità continua di innovazione per vestire utenti che evolvono sempre più velocemente come le tendenze e i nuovi valori.
Il nuovo non è il mood, è l’unica cosa, ovviamente ci sono passerelle e fiere dove viene proposto il domani, oggi come ieri, con magari un nuovo tessuto.

Tutti si devono vestire tutti i giorni, sì, ne siamo consapevoli, e l’avanguardia spesso sta nella pazienza di chi da sempre compra le stesse cose, ma la strada ormai porta sempre più ispirazione grazie a differenze culturali, estetiche, iconografiche, sociali e di costume, spesso risolte dall’estetica e dalla volontà di designer in erba, che riformano l’ambiente che li ha cresciuti, non rivoluzionando, ma evolvendo, l’abbigliamento come il design ed il cibo non possono più solo trarre ispirazione da luoghi, colori e persone, ma sono, a quanto pare, quei luoghi, l’aria che si respira, i colori, le persone e le idee espresse, sono loro lo specchio reale di un inevitabile mix, costruito nel tempo, che ormai è diventata la nostra cultura e la nostra città.

Da brand che presentano loro stessi, la loro città e rappresentano uno spaccato ben definito delle nuove culture, a quelli che vi traggono ispirazione per riempire armadi di una cultura distante dalle new culture e sub-culture, brand nuovi che regalano un mix interessante di culture, innovazione e tradizione, ad esempio Les Benjamins, o Sunnei, o il più sdoganato Burlon, HBA, off white ed altri, che stanno inspessendo il valore del nuovo formale, portando il pensiero di molti sotto gli occhi di tutti

Mixando a loro modo la tradizione iconografica con le new culture, creando stili semplici e di una concretezza pronta per affrontare un mercato che ha sete di novità ogni giorno di più. Aria di cambiamento, la si vede in giro dove anche l’iconografia, i colori e le strade dedicate a quest’arte cambiano, dall’astrattismo della scritta passiamo alla rappresentazione della società, una visione più Bit, di un mondo che toglie prima di dare, come vediamo nelle nostre città arricchite dall’arte di Blu e Agostino Iacurci, ZED1o Os Gemeos, artisti riconosciuti e che dipingono i nuovi volti delle vecchie città.
I muri così si sono fatti strada nei servizi fotografici, poi hanno prestato i loro colori, i contrasti e il modo di fare arte agli altri, ed ora sono gli artisti stessi, come i clubber, tutti coloro che colorano le strade della loro arte, con la loro musica e voglia di fare, che sfilano oggi, creando quello che domani immaginiamo andrà a diventare per tutti una nuova normalità.

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