La siccità lascia Roma senz’acqua. Ma c’è un grande problema chiamato dispersione idrica

Comments (0) Health & Wellness

Questa volta i rubinetti rischiano davvero di restare chiusi, almeno a Roma. La Regione Lazio ha ordinato ad Acea, l’azienda che nella capitale si occupa della rete idrica, di interrompere i prelievi d’acqua nel lago di Bracciano, la più importante fonte di approvvigionamento per la distribuzione idrica nella capitale. Il motivo, nelle intenzioni del presidente Zingaretti, è presto detto: a causa della siccità che sta attanagliando la regione, ma non solo, il livello del lago è crollato paurosamente di 40 centimetri tanto da metterne in pericolo la stessa sopravvivenza, oltre che l’intero ecosistema. Secondo le stime della Regione Lazio, vanno sospese tutte le attività di prelievo d’acqua nel lago. Di “decisione illegittima” ha parlato Acea, secondo cui le operazioni a Bracciano porterebbero a un abbassamento del livello d’acqua di “soli” 1,5 millimetri al giorno.

L’azienda romana ha così minacciato, dopo la decisione di Zingaretti, un razionamento dell’acqua a turni di otto ore per un milione e mezzo di cittadini della capitale. Di tutt’altro avviso il presidente della Regione: «Acea preleva dal lago di Bracciano solo l’8% di tutto il fabbisogno e quindi immagino una quantità non importante dell’acqua. Il problema c’è ed è grave, il livello di acqua del lago si è abbassato con possibile catastrofe ambientale».

Sulla scia di quanto sta succedendo a Roma, dieci Regioni hanno chiesto lo stato di emergenza per la siccità che in quest’estate sta prosciugando laghi e fiumi sempre più aridi. Effetto del cambiamento climatico, vero, ma non è tutta la verità. Perché in Italia c’è un grande problema chiamato dispersione idrica: secondo i dati dell’Istat, ben il 40% dell’acqua che parte dalle fonti, attraversa gli acquedotti, non scorre nei nostri rubinetti. A Potenza va la leadership di questa triste graduatoria (68,8%), seguita da Campobasso (68) e Cagliari (59,3%). Solo a Roma si perdono 44 litri su 100. Ma nell’acqua dispersa sono considerate anche le fontane a scorrimento continuo, le acque fornite per obiettivi solidali, le amministrazioni pubbliche morose che non pagano le bollette, le abitazioni abusive. Elementi che c’entrano poco con il cambiamento climatico e gli accordo di Parigi, ma derivano dall’ennesimo scempio nel governo della cosa pubblica.

La situazione ha varcato i confini nazionali ed è finita sulle pagine del New York Times: «Piogge scarse e acquedotti con perdite croniche stanno mettendo i romani a rischio razionamento drastico dell’acqua», scrive il quotidiano statunitense che si è occupato delle conseguenze politiche della vicenda, con il braccio di ferro tra Regione, Acea e Comune di Roma.

Tweet about this on TwitterShare on Google+Share on FacebookShare on LinkedInShare on Tumblr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

Will be used in accordance with our Privacy Policy