La seconda vita dei Guns n’Roses: in 90mila a Imola per l’atteso ritorno

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Non in questa vita, ovvero “Not in this lifetime”, sentenziava Axl Rose come risposta all’incessante domanda su una possibile reunion dei Guns n’ Roses. Quindi, quale miglior titolo per un tour mondiale che ha chiamato a raccolta milioni di persone. Per tutti i gunners, che non hanno mai perso la speranza di rivederli di nuovo insieme su un palco, è davvero un’altra vita.
La lineup, però, non è al completo. Mancano all’appello Steven Adler, lo storico batterista del gruppo (al suo posto Frank Ferrer) e Izzy Stradlin, chitarra ritmica, ben sostituito da Richard Fortus che, scenicamente, gli assomiglia pure.

È l’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” di Imola ad ospitare la tappa italiana e tutti i 90mila fans, giunti con un caldo di trenta gradi e oltre. Avvicendarsi di controlli, outfit stravaganti, check audio: sembra di respirare l’aria di venticinque anni prima. La trepidazione cresce.
Dopo l’esibizione dei Phil Campbell and the Bastard sons e i Darkness, ecco che le pistole sparano i loro colpi e annunciano che il momento è arrivato. Puntuali, come non lo sono stati mai, irrompono sul palco dopo il caratteristico jingle dei Looney Tunes.
Le prime note sono quelle di “It’s so easy”, segue “Mr Brownstone” e poi “Chinese Democracy” che interrompe solo per poco il flusso di Appetite for destruction, l’album d’esordio dei Guns. Infatti l’onda riprende con “Welcome to the jungle”, probabilmente una delle loro canzoni di maggiore successo, ma di sicuro una delle più importanti della storia del rock.

“Double talking jive” fa partire le hit di Use your Illusions, insieme nella scaletta anche “Estranged”, “Coma”, “You could be mine”, e le altre immancabili tracce di Use Your Illusion II, “Civil War” e “Yesterday”.
Suonano, cantano e corrono da una parte all’altra del palco proprio come prima. E non mancano i virtuosismi incantatori di Slash che ha omaggiato con la sua tecnica perfetta “Wish were here” dei Pink Floyd e “Speak Softly Love” (il Padrino), oltre ad aver suonato ad un certo punto con la chitarra dietro la testa!
Anche Duff McKagan, il bassista ha dimostrato la sua gran forma, cantando la cover dei Misfits “Attitude”, presente nell’album The Spaghetti Incident?. Intanto trascorrono le ore e Axl, che intanto ha fatto più cambi d’abito dei cambi di chitarra di Slash, non ha perso nessun colpo. Fino all’ultimo acuto!
Non potevano ovviamente mancare le ballate più conosciute, che hanno incoronato il loro successo “Don’t Cry” e “November Rain”, ma per chiudere hanno scelto il pezzo più iconico: “Paradise city”, mandando tutti all’altro mondo!

Mara Zecca

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