La rivoluzione Okja: un film può cambiare il mondo?

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Ci sono film che hanno educato e rivoluzionato il mondo, portando un cambiamento immediato nello spettatore. La volontà di Okja, il film scritto e diretto da Bong Joon-ho e co-prodotto da Netflix e Plan B Entertainment, è proprio questa.
La storia è quella dell’amicizia tra una bambina coreana di nome Mija e del suo goffo e affettuoso maiale gigante Okja. Anzi è la storia di una multinazionale che produce carni, la Mirando Corporation, perché tutto è iniziato lì dieci anni prima che le disavventure di Mija e Okja avessero inizio.
Per colmare la scarsità di cibo che annienta la Terra, la CEO della Mirando Corporation, Tilda Swinton, ha creato in laboratorio una nuova specie di super-maiali con l’obiettivo di incrementare la produzione di carne. Per far sembrare il tutto più umano, mentre già invece produceva e commercializzava il prodotto a livello industriale, la Mirando ha affida alcuni dei suoi mega maiali a piccoli allevatori sparsi per il mondo, che se ne sono occupati per 10 anni.
Uno di questi maiali è proprio Okja, che vive sui monti coreani con la piccola Mija. Per dieci anni i due hanno vissuto in simbiosi, fino a che la Mirando Corporation ha preteso ciò che era suo.
Si scopre che Okja è il super maiale perfetto e viene strappato alla bambina per essere il simbolo della multinazionale.
Qui inizia l’avventura di Mija che parte alla volta di New York per riportare Okja sui suoi monti e continuare a vivere come prima, nella tranquillità dei boschi. Nel suo cammino la bambina incontra il Fronte di liberazione animali che, ad impatto zero, cerca di salvare gli animali proprio dalle multinazionale come la Mirando e la aiuta nella battaglia per salvare Okja.
La pellicola mostra chiaramente come vengono trattati gli animali negli impianti di allevamento intensivo. Mostrando anche le fasi della produzione delle carni sottocosto per i gli ipermercati. Ci sono scene che palesano anche la sofferenza subita da questi animali. Nonostante tutto il linguaggio riesce ad essere delicato, intenso e leggero, a misura di bambino.

La pecca c’è, ahimé.
Okja, ha la velleità di essere rivoluzionario e portatore di cambiamento, ma per farlo ha probabilmente saltato un passaggio importante: l’atmosfera della sala cinematografica, il buio, la fragranza dei popcorn e l’acustica perfetta, tutti i fattori che mirano diritti allo stomaco dello spettatore.
Perché, per quanto la risoluzione del vostro televisore possa essere perfetta, a casa l’atmosfera è diversa. Netflix, rilasciandolo solamente sulla sua piattaforma, avrà pensato che un messaggio così importante, potesse arrivare prima. Ma ripeto, in casa l’atmosfera muore.
Ad ogni modo i criteri per rendere Okja un gran film ci sono: la sensazione di vedere una favola, la trama interessante, un budget complessivo che si aggira intorno ai 50 milioni di dollari e una gran cast che, oltre alla giovane e intensa attrice coreana Ahn Seo-hyun, vanta la presenza essenziale di Tilda Swinton, Jake Gyllenhaal, Paul Dano, Lily Collins e Giancarlo Esposito.
Anche la campagna di comunicazione che accompagna il film ha dell’originale. Non vedrete facilmente trailer tradizionali del film, ma la pubblicità della Mirando Corporation che cerca di promuovere i suoi prodotti, a loro dire a impatto zero.
Non solo, la Mirando sta anche inviando pacchi dono pieni dei suoi prodotti a chef del calibro di Bottura e food blogger famosi per le loro scelte alimentari come i nostri amici gitani di A gypsy in the kitchen. Tutti ovviamente schierati contro la Mirando e la loro spietata politica industriale.
Volete un consiglio?
Guardate Okja e consumate carne responsabilmente!

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