La Regina del Reggae Italiano: Mama Marjas, sotto il sole della Puglia

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– Mama Marjas –

Un nuovo disco, un nuovo singolo e la voglia di cambiare e sperimentare musica: è questa Mama Marjas la “regina della reggae music”.
«Sono cresciuta in una famiglia di musicisti, suonavo con la mia famiglia nei matrimoni. Mio padre è stato il primo a trasmettermi la voglia di rinnovarsi per mettersi sempre in gioco, e crescere sempre di più». Sorridente racconta di suo padre che modificava il repertorio ogni anno con le nuove canzoni di Festivalbar o di Sanremo. «Credo che la gente che mi segue ami proprio questo – continua – apprezzano di me il fatto che non sia mai banale che non mi culli mai sui risultati ottenuti».
Papà di Santeramo in Colle, mamma tarantina, il Sud è la sua casa e lo si sente anche nei suoi dischi in cui mischia inglese, spagnolo e tarantino con naturalezza.
Il suo ultimo singolo “Mare” è la cover di “Se puoi uscire una domenica sola con me” di Gianni Morandi. «E’ stato un caso – racconta – stavo preparando il nuovo album e Massimo Minato mi mandò questo disco con dei riddim che potevo scegliere. Ho sentito quel ritmo e appena è iniziato ho canticchiato “se puoi uscire una domenica sola con me”. Non avevo né intenzione di fare una cover, né intenzione di prendere una canzone di Gianni Morandi per fare il tormentone.

MAMA-MARJAS-MARE

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Questo a riprova che la musica bella è la musica che viene dall’Africa, dal soul. La musica italiana degli anni ’60 e ’70 era musica che aveva le radici nel soul e nel rhythm and blues americano, che a sua volta aveva le radici nella musica africana, la “negritudine” è sempre con noi!».
A proposito di Negritudine, in “Mama”, il suo nuovo disco, spicca “Mai” un pezzo in cui canta: «Mai, non me ne andrò mai, non me la scordo mai, ma la mia terra mai, non la lascio mai, qui resterò qui, il tempo non mi sposterà qui, sono nato qui». «Mai è stata la chiave di Mama – spiega – perché ad un certo punto ho incontrato il blues del Mali e lì ho capito tutto».
Racconta di essersi molto appassionata alla musica portata dagli schiavi di colore, che cantavano mentre lavoravano, trasformando il dolore in musica. «In Mai c’è tutta la mia determinazione a continuare a combattere qui, a rimanere qui a non andarmene. Perché non mi sembra giusto che uno si debba trasferire a Milano per fare il cantante. É dura perché ultimamente è così e con Love University Records siamo qui e siamo sempre più determinati a pensare che non abbandoneremo mai il Sud». Conclude dicendo: «se ce ne andassimo noi che ancora crediamo nelle potenzialità della nostra terra, il Sud morirebbe. Quindi a Milano non ci vengo e la mia terra non lascio mai».
La Love University Records è la sua etichetta indipendente, fondata dal produttore Don Ciccio, al secolo Francesco Grassi. Per Mama Marjas è l’etichetta dei sogni. «Una piccola etichetta di cui sono felice di far parte perché è roba mia. Don Ciccio è una persona con cui ho un rapporto sincero», ed in effetti sembra quasi una famiglia allargata. Maria vive nello stesso palazzo del suo produttore, anzi sullo stesso pianerottolo, insomma vivono in simbiosi, «non è un caso che si chiami Love University, abbiamo un approccio molto emotivo alla musica e al fare la musica» dice Mama Marjas.
Un rapporto coinvolgente rispetto a quello dell’industria discografica, nei confronti della quale ha molte riserve: «Adesso la musica è un prodotto in un mercato, basta trovare una con una bella voce, farla vestire e truccare in un certo modo, le si fa cantare una canzone di tendenza e hai il prodotto pronto per un determinato target di età. Io non vorrei mai arrivare a vivere una situazione del genere.

mama marjas

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Preferisco salire gradini anche belli alti per arrivare su, come quelli delle case di Santeramo in Colle dove sono nata io» precisa Mama Marjas.
La missione della Love University Records è quella di produrre artisti rispettandone l’identità: «Io e Ciccio – ribadisce – possiamo dare una mano tecnicamente, ma poi parte da te cantante la volontà di voler fare un disco così o colà. Infatti stam ancora a cussì, stam chin d’velen!». (Siamo ancora pieni di veleno)
Per Maria la Love University Records resta «l’etichetta delle opportunità al Sud», ma la regina del reggae è anche molto critica nei confronti del Mezzogiorno, di Taranto e dei tarantini. “Restare” ha anche i suoi contro.
In “Poco Poco”, ad esempio, Mama Marjas ha voluto fotografare la città: «perché Taranto, per chi ci vede da fuori e per i tarantini stessi è solo Ilva. Ed è proprio per quello che la situazione non cambia, perché non parte dai tarantini. La gente qui è già rassegnata che Taranto rimarrà sempre così, quindi non cambierà mai niente. È dura – continua – perché non riescono a capire il molto e il poco: basta poco e io sto bene a Taranto, mi basta mangiare le cozze o fare una passeggiata vicino al mare. Taranto è una città in cui si vive con poco perché ci hanno lasciato poco, ma io vorrei comunicare che è l’attitudine che conta. Conta fare le cose con consapevolezza, non perché tutti vivono o agiscono in questo modo».
Con consapevolezza lei ha deciso di restare e di essere uno dei simboli di rinascita di una città che vuole ritornarne alle sue vecchie vocazioni, come la musica. Maria è avvezza alle scelte, come quella fatta 4 anni fa, quando decise di essere parte integrante del concerto dell’Uno maggio tarantino anzi che continuare ad usare la vetrina importante del Primo maggio di piazza San Giovanni a Roma.
Insomma la ragazzina con i dreadlock è cresciuta, sta per compiere 30 anni e dice di avere più voglia di dedicarsi a generi diversi e temi diversi. Fra i suoi progetti futuri, oltre al reggae, ci sono tante sperimentazioni come la “Carmen” di Bizet, che ha già interpretato nel ruolo di protagonista secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio allo Stadio Olimpico di Roma. «È un’emozione lo stadio Olimpico, suonare con 30 elementi e soprattutto interpretare a modo nostro una melodia come l’Habanera».
Per il futuro, dunque, nessun dubbio: «Ho intenzione di continuare a sperimentare, a giocare con la musica, potrei anche cambiare nome e faccia, per cui statemi dietro!».

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