Il capolavoro di Eduardo Kobra a Massa Carrara: uno street artist ha la stessa dignità di uno scultore rinascimentale?

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Magnificenza, dal latino “magnificentia”, termine composto da magnus “grande” e facere “fare”, propriamente significa “fare in grande”. Così, di getto, non si possono provare a immaginare altri sentimenti, alzando lo sguardo per ammirare l’ultimo immenso capolavoro dello street artist brasiliano Eduardo Kobra. Qui c’è tutta la proiezione dell’estro artistico di un uomo che prova continuamente a superarsi, in un moto cadenzato e continuo che lo porta a sfidarsi e sfidare la natura e la realtà.


Lo stesso ritmo che impiega per avvicinarsi e poi ad allontanarsi e poi ad avvicinarsi ancora, prendendo le misure, al muro sul quale realizzare l’opera. E’ una superficie particolare, unica, bisogna avere rispetto: dalle sue venature è nata l’arte scultorea rinascimentale italiana, riconosciuta in tutto il mondo. Proprio così: Eduardo Kobra ha realizzato il suo murale su una delle pareti più alte della cava di marmo Gualtiero Corsi, a Massa Carrara. Un murale che osanna la preziosa roccia metamorfica che i greci chiamavano “pietra splendente” e che diventerà parte dell’incantevole paesaggio delle Alpi Apuane.


Un’opera che trasuda “magnificenza” per l’appunto: dieci metri per undici che immortala il volto del David di Michelangelo. Più di cinque secoli di storia che si intrecciano e sembrano dialogare tra loro. La street art, arte del nuovo millennio chiede dignità e per farlo si confronta con l’eccellenza, l’eroe biblico nel momento in cui si appresta ad affrontare Golia, l’ideale perfetto di bellezza maschile nell’arte. Nel luogo dove tutto ebbe inizio, tutto si è generato.

Eduardo Kobra l’avevamo visto l’ultima volta in Italia a Roma, quando ha dipinto Malala Yousafzai, la studentessa e attivista pachistana di 17 anni, vincitrice del premio Nobel per la pace. Lo street artist nato nelle favelas di San Paolo oscilla tra volti noti, attivisti, musicisti, artisti o volti iconici come i cinque realizzati durante il Mondiale di calcio in Brasile nel 2014 che rappresentano differenti etnie dei vari continenti, un richiamo proprio ai cinque anelli olimpici. Un’unione visiva accompagnata dal messaggio che, infondo, noi siamo tutt’uno. “Somos Todos Um”. Eduardo Kobra coglie le sfumature, le ombre, ma cosa lo rende unico è il suo meticoloso uso caleidoscopico di tutti i colori: l’arcobaleno cromatico è sapientemente modulato attraverso textures che come pezzi di puzzle completano il disegno e ne danno prestigio, ma a dare profondità all’opera è l’utilizzo delle ombreggiature che rendono il tutto foto-realistico.


Con il David di Michelangelo, Kobra cerca una via di mezzo: si inchina con reverenza e devozione davanti ai maestri scultori così il profilo del David è per metà realizzato con il suo stile che mixa colori e geometrie, per metà lasciato in bianco e nero per rendere onore al marmo e dimostrare che un artista di oggi può confrontarsi anche con un maestro come Michelangelo. «In Italia è un murale rarissimo», ha detto Davide Vecchiato, conosciuto come Daviù, che cura la serie tv “Muro”, realizzata da Level 33 in esclusiva per Sky Arte HD e che dedicherà proprio all’artista brasiliano una puntata.
«Ho visto un angelo nel marmo ed ho scolpito fino a liberarlo», diceva proprio Michelangelo Buonarroti. Chissà cosa direbbe vedendo l’opera di Eduardo Kobra.

 

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