HIPSTER, a piece of Millennials Generation

Comments (2) Art & Culture

 

Non credo che l’hipster sia stata una moda legata a un gruppo di persone, a una nicchia, ma direi che una nicchia ne è stata rappresentante in toto,mentre al contempo tutta la società veniva investita dalla sua influenza in modi diversi e, in chi più e in chi meno, ha attraversato quasi tutta la società globalizzata occidentale.
Si è parlato di moda hipster dappertutto, si è parlato di locali hipster, di abbigliamento hipster, design hipster, acconciature hipster, comportamenti hipster etc…
Ci sono alcune cose particolari di questa moda che sono state diverse rispetto a quasi tutte le mode passeggere e che risultano invece essere tratti accomunanti a quelli dei grandi cambiamenti sociali.
Innanzitutto è stata una moda globale, seguita in tutti i paesi occidentali e di cui tutti i media hanno parlato ed è stata anche spesse volte motivo di dialogo nei rapporti quotidiani tra le persone.
Altro tratto è che non è stata una moda che ha interessato solo un settore, merceologico intendo, infatti ci sono stati avvicinamenti ed ammiccamenti a questo stile oltre che nell’abbigliamento anche nella ristorazione, nel design, nei mezzi di locomozione quotidiani, nelle acconciature e più in generale in tutta una serie di comportamenti e di scelte di gusto, molte legate anche al web.
Prima di spiegare perché hipster è stata più che una moda un vero e proprio cambiamento che ha influenzato la società occidentale bisogna aver chiaro che lo stile Hipster degli anni ’40 non ha quasi nulla a che vedere con quello sbocciato nel 2010.
Con Hipster si indicavano negli anni ’40 i giovani di media estrazione, bianchi, che avevano preso ad emulare lo stile di vita dei jazzisti afroamericani. Fine.
Infatti se leggiamo qualche descrizione di Hipster su vari siti o facciamo un ricerca per immagini vediamo che anche il solo abbigliamento o i gusti musicali non hanno quasi nulla a che vedere con quelli degli anni ’40 e soprattutto quello che li differenzia da loro è che gli Hipster degli anni ’40 non erano una moda, ma era un vero gruppo di persone, ben delineato e circoscritto secondo l’estrazione sociale, l’età, i gusti musicali e caratterizzati da certa indifferenza agli interessi della società dominante. Una subcultura in sostanza.
Oggi hipster indica una marea di persone anche molto diverse tra loro.
Se infatti negli anni ’40 gli Hipster erano studenti o comunque giovani bianchi, in camicia e scarpe di cuoio, amanti del bebop, oggi gli Hipster sono molto diversi. Indossano per lo più magliette e felpe stampate troppo strette o troppo larghe, jeans stretti possibilmente a vita alta, cappelli di tutti i tipi, dallo stile ciclista a quelli di paglia a tesa corta, le scarpe sono da ginnastica e a volte anche di cuoio, la barba e o i baffi sono il must, ma anche in questo caso ci sono eccezioni, gli occhiali hanno rigorosamente montature evidenti e le acconciature prediligono tagli di capelli asimmetrici o doppi tagli, va bene sia il taglio pettinato che quello spettinato.
Non sono più solo studenti e non sono solo più soltanto giovani, ma vediamo anche trentenni, quarantenni e finanche qualche cinquantenne che riescono proprio grazie all’età più matura a portare questo stile anche in ambiti lavorativi, facendo registrare una piacevole invasione di locali old school, hamburgerie, concept store a metà tra il vintage e l’edizione limitata, rinnovate passioni per birre artigianali e mobilio mixato tra lo street style e casa di nonna (la nonna povera).
Questo il mondo dell’uomo hipster degli anni 2000 che risulta già molto variegato, ma non quanto quello della donna Hipster, forse meno nel numero, ma come sempre con molte più sfaccettature, tante da avere anche delle sotto culture rispetto all’Hipster vero e proprio, a testimonianza che hipster non è stata neanche più una sotto cultura, ma quanto più una sfaccettatura della cultura dei Millennials.
Una delle sotto culture hipster è infatti quella famosa delle Suicide Girls, tradotto, bellissime modelle tatuate e piercingate, con i capelli di colori sgargianti, rossi, biondi, ma anche verdi e tantissimi azzurri.
Le influenze sono un mix di culture urbane metropolitane di oggi e stili presi dalle pin-up degli anni ’50, il tutto speziato con del punk, a volte con degli ammiccamenti androgini, fino a toccare le parti più sobrie del feticismo e del sadomasochismo.
Le donne Hipster agli estremi possono vestirsi con abitini da mercatino dell’usato, legati a una femminilità sobria e rassicurante in totale contrasto con la disinvoltura e spinta dimostrazione corporea odierna, oppure indossare capi, tra cui pantaloni o camicie jeans di stampo maschile, l’importante non è tanto essere sempre dalla moda ordinaria, quanto cercare la personalizzazione del proprio stile.
A tal proposito, questa voglia di non omologarsi al comune senso estetico e di pensiero è stato valido nella cultura hipster fino agli anni ’70, come ai tempi di Ginsberg per intenderci, perché oggi si sente nella cultura hipster non tanto la voglia di essere distaccati dalla cultura dominante, ma al contrario pare vigere la voglia a parteciparvi con le proprie idee.
Infatti se per un certo periodo l’Hipster è anche stato un oppositore della cultura capitalista e consumista, oggi gli Hipster, come accade sempre alle culture mature, preferiscono il dialogo con la cultura dominante ed è infatti riuscita a portare una bella ventata di novità, spesso anche consumisticamente conscia, all’interno del tessuto sociale e commerciale occidentale.
Oggi più che fenomeno contro quello che è il mainstream risulta essere una spinta a non accettare passivamente il mainstream e a portare il proprio valore aggiunto a quello che si fa e a quello che si compra.
Dobbiamo in qualche modo ringraziare la cultura Hipster per tutta l’ondata vintage nel design, ma non solo in questo, perché hipster ha significato più in generale voler ricercare qualcosa di particolare, di personale, vintage o nuovo, che potesse dare agli ambienti quel calore che la industrializzazione delle forniture aveva indotto a morire.
Se vogliamo, basti guardare semplicemente quanto l’oggettistica nei vari siti commerciali sia diventa importante anche in termini di mq espositivi, in modo da ridare originalità agli ambienti e quanto le grandi industrie si siano promosse nel seguire questa tendenza, rendendola sempre più accessibile economicamente.
Anche gli arredi in molti casi hanno seguito questa tendenza all’originalità, distaccandosi dal modernismo più puro.
Rimanendo nel campo del design, ma d’interni questa volta, le atmosfere che hanno raccolto il favore del pubblico nelle metropoli sono in gran parte espressioni industriali otto e primo novecentesche, mixati con pezzi di design anni ’70 o di recupero.
All’esplosione dei gres e delle resine nei canali distributivi mainstream, con la rivalutazione del particolare personale si sono visti riportare alla luce vecchi parquet al pavimento, legni al naturale per banconi e tavoli, design minimalista in materiali nobili per le sedute e un grande amore per la riscoperta del muro di mattoni possibilmente con travi di legno a vista.
I concept store hanno avuto una nuova rinfrancata, soprattutto quelli che hanno unito al solito condominio musica-abbigliamento anche il cibo.
Il cibo ha avuto anch’esso la sua porzione d’influenza hipster, con hamburgerie e piccoli bistrot stile Williamsburg esplosi un po’ ovunque anche nelle metropoli europee.
Vediamo tra i comportamenti invece una forte tendenza ai tatuaggi traditional e old school, ma soprattutto il rinnovato utilizzo della bicicletta che ha spinto una vera e propria tendenza a parte, quella delle monoscatto, vintage o nuove di design.
Design che ritroviamo anche nelle tendenze che hanno visto la computer graphic mixarsi con la musica elettronica e dare vita ad esperimenti multisensoriali legati all’arte.
Diciamo che di tendenze come queste e altre potremmo scrivere all’infinito, quello che conta e preme essere esplicato è che la cultura hipster innanzitutto non è più una sottocultura, avendo dentro sé stessa già delle sottoculture, ha completato il ciclo di maturazione. Nata come subcultura negli anni ’40, cresciuta come sottocultura fino ai ’70, va in incubazione per riapparire come tendenza legata al vintage nei 2000, si trasforma in ondata culturale parte integrante della cultura dominante, ridando a quest’ultima nuovi spazi culturali, fisici e di riflessione sulla acquisizione passiva che rischiava di determinarsi nella generazione Millennial verso tutto quello che è mainstream.

Tweet about this on TwitterShare on Google+Share on FacebookShare on LinkedInShare on Tumblr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

Will be used in accordance with our Privacy Policy