«I have a dream»: Michelle Obama e il nuovo sogno americano

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«Voglio che sappiate che siete importanti. Dunque, non abbiate paura». L’ultimo pensiero di Michelle Obama da first lady è rivolto ai giovani durante un incontro alla Casa Bianca con alcuni studenti e insegnanti. Tra meno di due settimane, il 20 gennaio, il nuovo presidente eletto, Donald Trump, si insedierà a Washington e Melania Trump prenderà il posto di lady Obama.
Non nasconde l’emozione, Michelle, mentre si congeda dall’America, quello stesso Paese che ha voltato le spalle a un’altra donna, la candidata democratica Hillary Clinton, sostenuta dalla famiglia presidenziale uscente, preferendole il tycoon repubblicano. Quello stesso Paese, gli Stati Uniti, che solo otto anni fa aveva scelto un uomo nero, per la prima volta, a capo della nazione. E, di conseguenza, anche lei, avvocato di Chicago, come la prima first lady afroamericana. Michelle, che ha incarnato con il marito il sogno a stelle e strisce, entrando in quella casa che secoli prima era stata costruita con il sangue di schiavi e braccianti neri, oggi esce di scena. Forse.
Perché già nelle ore successive il trionfo di Trump, una parte di America aveva già individuato in lei l’avversario di “The Donald” alle presidenziali del 2020. Quella che sembrava una boutade lanciata sui social, alimentata dalla delusione dei fan di Hillary, oggi sembra meno improbabile di ieri. Basta rileggere gli stralci del suo ultimo discorso che, più di addio, profuma di arrivederci. Il Paese appartiene ai ragazzi, esorta Michelle, «se siete immigrati sappiate che fate parte della nostra grande tradizione, se siete credenti sappiate che la diversità religiosa è una parte importante della tradizione americana». E poi l’affondo più personale, praticamente autobiografico: «Se la vostra famiglia non ha molti soldi, voglio ricordarvi che in questo Paese un sacco di gente – compresi io e mio marito – ha cominciato con molto poco. Ma con il duro lavoro e una buona educazione, nulla è impossibile, anche diventare presidente degli Stati Uniti. Questo è il sogno americano». Impossibile decifrare se queste parole possano trasformarsi nel manifesto di una campagna elettorale, ma dopo l’esperienza di Hillary Clinton (già first lady durante i due mandati del marito Bill) non è peregrino immaginare la candidatura di una moglie di un presidente.
Sempre al fianco del marito, sempre in prima linea a favore dei diritti delle donne e delle minoranze, Michelle Obama è stata, per alcuni, la migliore first lady della storia. “Ne ha cambiato per sempre il loro ruolo”, ha scritto Gloria Steinem sul New York Tymes, “Avrà un destino e un’eredità separate dal marito”, aggiunge la giornalista. Magari come candidata, magari come presidente. Lì dove non è arrivata Hillary potrebbe farcela lei. Ma è lei stessa ad ammonire: “Questo diritto non vi è stato regalato. Deve essere guadagnato ogni singolo giorno”. Anche da lei che un giorno potrebbe non essere più solo la moglie, ma la prima presidente donna degli Stati Uniti.

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