Dalla strage dei migranti all’alienazione tecnologica: le sculture del primo museo sottomarino in Europa

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Cristallino, avvolgente, invitante, ma anche torbido, temuto e oscuro. E’ il mare o meglio le diverse sfumature e prospettive che del mare e delle sue acque abbiamo. Noi, popolo del Mediterraneo, abbiamo imparato a conoscerlo, a rispettarlo, fonte di vita, ma anche scenario di morte per chi prova ad attraversarlo con ogni mezzo di fortuna alla ricerca di una nuova rinascita e di un futuro. Il Mediterraneo divide: chi scappa dalle guerre, dalle carestie e dalla povertà, dall’Africa che sa essere madre e matrigna, è nel mare che ripone la sua speranza, partendo su una barca, una carcassa porosa, non sapendo se e mai toccherà nuovamente terra. Nel 2016 sono morti cinque mila migranti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Una media di 14 vittime ogni giorno: un numero, drammatico, che per dimensioni non è mai stato registrato prima. L’ultima strage dell’anno appena concluso risale alla vigilia di Natale: cento persone sono morte mentre tentavano di raggiungere le coste italiane a bordo di due gommoni. Alcuni corpi sono stati recuperati, altri giaceranno per l’eternità sul fondale di quello che, mai come gli ultimi anni, rappresenta un cimitero naturale.
Più a ovest, nelle acque della baia Las Coloradas, a Lanzarote, isola più a nord dell’arcipelago spagnolo delle isole Canarie, c’è un gommone appoggiato sulla sabbia del fondale marino. E’ di pietra così come le persone che ci sono a bordo. E’ la “Zattera di Lampedusa”, una scultura che rievoca il celebre dipinto di Théodore Géricault del 1819 “La zattera della Medusa”, capolavoro che raffigura il naufragio della fregata francese Méduse, avvenuto il 2 luglio 1816, davanti alle coste dell’attuale Mauritania. Un’opera emotivamente forte, suggestiva che ricorda il dramma dei tanti profughi che trovano la morte nel tratto di mare che li separa dal continente europeo. Sul gommone c’è chi scruta l’orizzonte, chi si lascia andare in un gesto d’affetto, chi si chiude in se stesso, chi attende e chi, ormai privo di speranza e forze, si lascia abbandonare.
È una delle opere di Jason deCaires Taylor, scultore britannico che nelle acque al largo delle Canarie ha dato vita al progetto “Museo Atlantico”, il primo museo europeo sottomarino aperto ufficialmente il 10 gennaio: dopo tre anni di lavoro, a 14 metri di profondità l’artista ha plasmato 300 sculture a grandezza naturale, una galleria subacquea di 12 installazioni che rappresentano allegoricamente gli aspetti e i controsensi della contemporaneità. Una massa di persone cammina con gli occhi chiusi, alcuni con il capo chino rivolto verso uno smartphone o un tablet, quasi a rappresentare la sordità e la cecità di un’era virtuale che spende la propria esistenza senza guardarsi attorno, ma proiettata in un’altra dimensione. Come una coppia senza volto, senza identità, intenta a scattarsi un selfie mentre sullo sfondo c’è, appunto, il gommone naufragato. O come un’altalena a forma di pompa utilizzata per l’estrazione del petrolio sulla quale c’è un uomo in giacca e cravatta, simbolo dell’arroganza e dell’usurpazione compiuta dalle grandi multinazionali. La particolarità tetra, teatrale e sacrale del luogo porta con sé silenzio e una riflessione sulla deriva, è il caso di dirlo, della società moderna.
Il lavoro di deCaires Taylor, oltre all’impegno sociale e alla denuncia, si focalizza anche sul rispetto della natura: le installazioni scultoree, infatti, sono realizzate con materiali ecocompatibili, non contaminanti e a pH neutro, immerse in un ecosistema che, nel corso del tempo, diventerà una vera e propria barriera corallina artificiale in grado di aggregare le specie ittiche locali e aumentare la biomassa marina. Altre opere dell’artista britannico realizzate in Messico sono state, infatti, colonizzate da alghe e pesci di ogni tipo, creando uno scenario unico e particolare.
Installazioni che raccontano i dilemmi del mondo contemporaneo e anche la sua paradossalità: il museo, infatti, è totalmente visitabile (con tute, bombole d’ossigeno e tutta l’attrezzatura necessaria anche per i meno esperti) ed è paradossale scendere volontariamente nelle acque per vedere quello che noi, quotidianamente, ignoriamo. Dalla strage dei migranti all’alienazione tecnologica: le sculture del primo museo sottomarino in Europa

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