Cosa diavolo è il Blue Whale?

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La balenottera azzurra, Blue Whale, è un mammifero marino appartenente al sottordine dei Misticeti. Con oltre 33 metri di lunghezza e 200 tonnellate di peso, è il più grande animale conosciuto mai vissuto sulla Terra. Purtroppo quello di cui stiamo parlano non è un cetaceo, ma potrebbe, è uso il condizionale, essere un gioco mortale che sta portando centinaia di adolescenti al suicidio.
Il nome del gioco deriverebbe dallo spiaggiamento dei cetacei che, lasciandosi andare a riva per morire.
Ecco perché utilizzo il condizionale: a dichiarare che la notizia potrebbe essere falsa sono stati NetFamilyNet.org e prima ancora Georgi Apostolov del Centro Bulgaro, che si occupano di rendere la rete più sicura. La notizia sarebbe nata tra novembre 2015 e maggio 2016 in Russia, paese da cui arriverebbe la moda. Solo poco tempo fa il Blue Whale è comparso nelle pagine di tabloid scandalistici come The Daily Mail e The Sun.
Il gioco si sarebbe diffuso grazie ad una app, oggi introvabile. Quindi il mistero, il cui ideatore presumibilmente sarebbe Philipp Budeikin, ex studente russo di psicologia, continua.
Eppure lui non si dichiara innocente anzi ha dichiarato di non ritenersi pentito. Budeikin avrebbe creato questo gioco per spingere all’uccisione persone che giudicava indegne di vivere.
Non sappiamo se sia lui o no l’invenzione del gioco o dell’app, perché fino ad oggi non sono state ritrovate prove della loro esistenza, ad ogni modo, a lui sarebbero riconducibili le morti di 16 ragazze.
Sono più o meno 150 gli adolescenti morti in Russia per questo gioco. In realtà sono suicidi inspiegati che non hanno nessun chiaro collegamento con il Blue Whale. In Italia sarebbero 130 i casi, ma solo uno, il caso di un quindicenne di Livorno, sembrerebbe avere degli indizi riconducibili al gioco.
Dal momento che l’app non è mai stata trovata, secondo il Corriere della Sera, funzionerebbe come una leggenda metropolitana :
“di solito chiamate «creepypasta». Il nome è una crasi storpiata “cut and paste”, ovvero l’atto di copiare e incollare un testo per diffonderlo nei forum e «creepy» che in inglese vuol dire «inquietante». Fondamentalmente non sono altro che la versione web, e quindi ancora più esagerata, delle storie del terrore che si raccontano in campeggio. Alcune di esse, col tempo, si sono poi diffuse a tal punto da arrivare al grande pubblico, come nel caso di «Slender Man», e quindi entrare nell’immaginario collettivo e trasformarsi in film dell’orrore, fumetti o videogiochi. Il destino di Blue Whale non è molto diverso.Blue Whale galleggia nel mare di storie dell’orrore e leggende metropolitane che vengono narrate e conservate in quegli angoli della rete più inclini a mostrare immagini violente e disturbanti. Di solito vengono chiamate «creepypasta». Il nome è una crasi storpiata “cut and paste”, ovvero l’atto di copiare e incollare un testo per diffonderlo nei forum e «creepy» che in inglese vuol dire «inquietante». Fondamentalmente non sono altro che la versione web, e quindi ancora più esagerata, delle storie del terrore che si raccontano in campeggio. Alcune di esse, col tempo, si sono poi diffuse a tal punto da arrivare al grande pubblico, come nel caso di «Slender Man», e quindi entrare nell’immaginario collettivo e trasformarsi in film dell’orrore, fumetti o videogiochi. Il destino di Blue Whale non è molto diverso”.

Penso che eviterò di spiegarvi come raggiungere come raggiungere i siti o gruppi che ne dettano le regole. Non vi spiegherò neanche i compiti che un ragazzino dovrebbe svolgere per auto infliggere dolore per 50 giorni fino ad arrivare raccogliere il coraggio necessario per suicidarsi.
Vi dirò soltanto che se anche questa storia non fosse stata vera, il rischio di emulazione è sempre vivo e vegeto. E infatti in una intervista rilasciata al quotidiano italiano Il Giornale, Elvira D’Amato, vice questore aggiunto e membro del pool della Polizia postale ha spiegato che si sta indagando su circa 40 segnalazioni, ma i casi potrebbero essere molti di più. “Alcune delle segnalazioni parlano di più persone- spiega D’Amato-: un gruppo o un’intera scolaresca. C’è stata un’impennata di segnalazioni negli ultimi giorni, anche grazie ai media. Le segnalazioni sono molto diverse tra loro, stiamo indagando per verificare quanti falsi dispositivi e casi di emulazione del gioco ci sono” .
Un unica cosa mi sento di dire: una delle ultime canzone che gli Strokes ci hanno lasciato si chiama “you only live once”, riascoltatela. E a voi genitori non dico nulla, sarete già spaventati e disorientati da soli.

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