«Can’t buy my songs». Paul McCartney contro la Sony per i diritti d’autore dei Beatles

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«Hey Paul, don’t make it bad, take a sad song and make it better». Più che a Jude, Paul McCartney dovrebbe questa volta intonare a se stesso una delle sue canzoni più famose. Non è di buon umore il baronetto inglese che ha annunciato di voler portare in tribunale la Sony per riavere i diritti d’autore su quasi 200 brani composti all’epoca dei Beatles. Nel catalogo ci sono capolavori come Yesterday, All you need is love, The long and winding road, Come together e la stessa Hey Jude.
E sì, perché, strano a dirsi, i Fab Four non sono proprietari della loro opera artistica, che a mezzo secolo di distanza continua ancora ad affascinare milioni di fans. Già negli anni Sessanta, il pacchetto di maggioranza dei diritti sulle canzoni dei Beatles apparteneva all’editore Dick James della Northern Songs, prima di essere venduto alla Atv Music. La società fu poi acquistata nel 1984 da Michael Jackson per quasi 25 milioni di sterline. Nel 1985 il cantante americano si era poi aggiudicato i diritti delle canzoni dei Beatles per 41,5 milioni di dollari. L’intero patrimonio diventò proprietà della Sony Music, prima nel 1995 e poi lo scorso anno per un valore di 750 milioni di dollari. La multinazionale giapponese detiene anche i diritti d’autore di alcune canzoni di Lady Gaga, Bob Dylan e dell’etichetta discografica Motown (molto attiva negli anni Sessanta con, tra gli altri, Marvin Gaye, Smokey Robinson, The Temptations).
La causa è stata depositata nella corte distrettuale di New York. I legali di McCartney intendono «confermare la proprietà delle canzoni», avvalendosi della legge sul diritto d’autore negli Usa, il Copyright Act del 1976, secondo cui le opere realizzate prima del 1978 devono ritornare in possesso dei loro autori 56 anni dopo il primo copyright. E nel 2018 saranno trascorsi esattamente 56 anni dal primo brano targato Lennon McCartney, Love me do, inciso nel 1962.
Puntuale è arriva la replica dell’azienda: «Abbiamo il più alto rispetto per Sir Paul McCartney – precisa la Sony – con il quale abbiamo intrattenuto un lungo, amichevole e per entrambi fruttuoso rapporto, segnato sempre dal profondo rispetto per il ricco catalogo di canzoni firmate Lennon e McCartney. Siamo molto dispiaciuti che abbiano avviato questa causa che crediamo sia insieme inutile e prematura». Il colosso giapponese potrebbe far leva su un difetto interpretativo della legge: c’è dibattito, infatti, se le regole americane possano applicarsi anche ai brani realizzati al di fuori degli Usa. Il precedente dà ragione alla Sony che, nel 2016, ha vinto una battaglia legale molto simile contro i Duran Duran.
Forse dal Giappone sperano che in tribunale si presenti il sosia di Paul McCartney, vista la leggenda che accompagna il baronetto inglese da ormai 50 anni, il leggendario “Paul is dead”, una storia alimentata dagli stessi Beatles in diverse canzoni e nelle copertine dei loro album (basti pensare a Sgt. Pepper o Abbey Road). Dovesse essere quello vero, probabile che l’arringa dell’avvocato suoni come un “Hey Sony, can’t buy my songs”.

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