Biennale Venezia – Alejandro Aravena

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Biennale Venezia – Alejandro Aravena

È stato nominato dal Cda della Biennale di Venezia il direttore della 15° mostra d’architettura e l’occasione non poteva sfuggirci per presentarvi due brand di grandissimo valore.
Il primo è quello della Biennale di Venezia, conosciuto in tutto il mondo, sia per la mostra d’arte che per quella di architettura, che si susseguono ad anni invertiti, negli anni pari si fa architettura, in quelli dispari arte.
La Biennale è sempre un crocevia per le tematiche culturali che pervadono queste due arti, o forse è meglio dire discipline, anzi, è meglio non etichettarle altrimenti il discorso filologico sull’etimologia più giusta ci porterebbe già dentro una discussione infinita.
Fatto sta che la Biennale è un brand che al contrario delle mostre d’arte in tutto il mondo, dove il bicchierino di champagne è un must esattamente quanto l’installazione concettuale e i personaggi glamour sono importanti quanto e forse più di critici d’arte e artisti, la componente accademica, profondamente concettuale, seria e seriosa, è fondamentale ed è uno dei tratti distintivi della personalità di questo brand.
Il tratto distintivo della Biennale rispetto alle altre mostre d’arte è proprio la sua istituzionalità, data anche dal fatto che non si tratta di una vera e propria mostra d’arte in un solo sito espositivo, ma quasi di un festival, un evento pubblico in cui tutta la città prende parte, dove appunto le istituzioni pubbliche hanno grande rilevanza e danno sostegno accademico alla costituzione della brand identity.
A dare ulteriore sostegno all’autorevolezza della mostra c’è come di consuetudine anche il direttore della Biennale, che quest’anno è l’appena nominato Premio Pritzker, architetto cileno, Alejandro Aravena.

Laureatosi alla Pontificia Università Cattolica del Cile nel 1992, aveva poi seguito corsi post-laurea proprio nella città lagunare, sia all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia che all’Accademia di Belle Arti. Già professore all’Università Cattolica del Cile e all’Harvard University, è anche membro della giuria che assegna lo stesso Premio Pritzker di cui è il vincitore 2016. È inoltre stato nominato International Fellow dal Royal Institute of British Architects.
Dal 2006 è direttore esecutivo del progetto Elemental S.A., associazione che lavora in collaborazione con l’Università Cattolica del Cile e che ha come finalità la progettazione e realizzazione di interventi urbani di edilizia sociale pubblica.
Questo programma si basa sul programma VSDsD (Vivienda Social Dinamica sin Deuda, approvato dal Ministero per la Casa e l’Urbanistica di Cile) rivolto alle fasce povere della popolazione, le quali non devono sostenere investimenti perché “Le case sovvenzionate da questo programma [VSDsD] sono trasferite direttamente da fondi pubblici alle famiglie povere”.
Portfolio ELEMENTAL S.A. Website.
Per cui possiamo dire che anche il direttore, tra tutti i famosi architetti papabili alla nomina, è stato una scelta in piena coerenza con l’autorevolezza istituzionale del brand Biennale Venezia, che non pare per niente essere alla ricerca di un’architettura spettacolare, ma piuttosto guardi verso un’architettura che invece che rapportarsi solo con lo spazio si rapporti anche con le necessità delle popolazioni che vivono quegli spazi.

Infatti la dichiarazione del Presidente della Biennale, Paolo Baratta, ci sembra indicare proprio questo come filo conduttore della 15° Biennale. Le sue parole alla presentazione sono state infatti queste:
“Dopo la grande Biennale di ricerca sviluppata da Rem Koolhaas, e interamente dedicata alla ricerca del curatore, si ritiene di dover dar vita a una Biennale che convochi gli architetti e dedicata all’indagine sulla frontiera delle realizzazioni che dimostrano la vitalità dell’architettura, frontiera che attraversa varie parti del mondo e che vede l’architettura impegnata a dare precise risposte a precise domande. Una Biennale che intenda ancora una volta reagire allo scollamento tra architettura e società civile, che nel corso degli ultimi decenni ha portato da un lato alla spettacolarizzazione dell’architettura e dall’altro alla rinuncia della stessa. Alejandro Aravena ci appare, tra gli architetti della nuova generazione, quello più in grado di raccontarci queste realtà e di scoprirne la vitalità.”

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