Alexander Wang: genio & accentratore!

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Alexander Wang: «Mi piace usare il pensiero creativo quando si tratta di decisioni di business, e mi piace sempre di usare il pensiero di business quando si tratta di decisioni creative» a dichiararlo è stato, niente popò di meno che, Alexander Wang. Per tre anni direttore creativo di Balenciaga, oggi Ceo e fondatore della suo Marchio personale che ha definito: «una marca americana di origine asiatica con la formazione europea».
È da giugno dello scorso anno che Wang, oltre al suo ruolo di progettista ha assunto il ruolo di amministratore delegato e presidente, sostituendo sua sorella e sua madre. Non è certo uno che bada a delegare insomma e pare lo faccia anche con successo: l’azienda Alexander Wang ha dichiarato di valere circa 150 milioni di dollari di fatturato con oltre trecento dipendenti sparsi tra New York, Parigi e Hong Kong. Bisogna fidarsi però, perché la stessa azienda ha anche rifiutato di fornire i dati di vendita reali, dichiarando una crescita con percentuali a due cifre ogni anno e un fatturato suddiviso equamente tra abbigliamento e accessori.
Il perché di questa decisione Wang lo ha raccontato in una intervista al sito di moda BoF, Business of Fashion.
«Ho sempre avuto la mia cognata come CEO, insieme siamo cresciuti, e abbiamo ampliato l’azienda. Quando sono arrivato a Parigi, ho trovato un modo molto diverso di lavorare. Non migliore o peggiore, ma solo diverso, nel senso che tutto era molto silenzioso. Il team di vendita aveva il suo colloquio, i team creativi avevano le loro conversazioni. Non ho mai lavorato in quel modo. Era sempre basato sulla trasparenza, con un eccesso di comunicazione, e l’intento di conoscere le rispettive aspettative e gli obiettivi.
Quando sono tornato, c’era sicuramente un punto di vista diverso nel modo in cui volevo essere coinvolto con l’azienda. E la discussione di amministratore delegato, con mia cognata, era stato qualcosa che andava avanti da tanto tempo- lei ha avuto due figli, io ero cresciuto e ho voluto assumere maggiori responsabilità».
Due anime di Wang che, a quanto pare, riescono a convivere perfettamente.«Ho sempre avuto un senso innato degli affari -ha spiegato- ed è qualcosa che mi ha sempre interessato. Semplicemente avere il lato creativo, per me, non è stato sufficiente. In sostanza, quando sei un creativo, sei un sognatore, e quando sei un uomo d’affari, sei concentrato sull’esecuzione. Un sogno è solo un sogno fino a quando lo si esegue».
Ed è cresciuto veramente il ragazzo, che oramai sembra conoscere perfettamente la filiera aziendale quando spiega: «Il massimo che posso essere è quel ponte di unione tra le diverse funzionalità all’interno di un’organizzazione e mi sento orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto insieme come una squadra.
Il modo in cui i team di lavora è tutto ciò che bisogna sapere, la necessità è capire il loro intento. Se sei un designer, è necessario capire il motivo per cui i merchandiser sono alla ricerca di certe cose. Dovete sapere perché le squadre stampa e di comunicazione chiedono certe cose. Non è necessario conoscere la durata di esso, ma si è ascoltarlo».
Wang insomma è molto positivo, cresce insieme al suo marchio e si evolve. Lo dimostra stagione dopo stagione e collezione dopo collezione. Il posizionamento del brand e il futuro non sembrano preoccuparlo molto e forse fa bene.

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