A Hipster version of Yuppie. Yuccie lifestyle!

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Il fenomeno Yuccie è una realtà consolidata, è una nicchia di un cluster che fa parte di una generazione.

Quest’ultima è una delle più influenti sia dal punto di vista economico che nella capacità di manipolare il mercato e far si che l’offerta sia rispondente alla sua domanda. Stiamo parlando dei Millennials, generazione di rottura che ha portato un nuovo concetto di formale e di formalità sociale e di costume, molto lontano da quella degli a volte non troppo più anziani X.

Se andiamo a scavare in questa temporale fascia di mercato, troviamo la ormai non più tendenza Hipster, non più, poiché è diventata una effettiva clusterizzazione all’interno di un target decisamente più ampio.

Ma come nasce l’Hipster? Egli in origine è un essere di caucasici natali innamorato dell’arte e della cultura color dell’ebano, che nei lontani anni ’30 si lasciava investire dalla musica ritmata di una scurissima New Orleans. Oggi a quasi 80 anni di distanza i vestiti sono gli stessi, rispolverata la cristalleria della nonna, l’hanno messa in fumosi bar dove il legno attutisce il vociare di un ampissimo pubblico di addicted e di curiosi, tra coppole, bretelle e pantaloni con la riga vediamo spuntare smartphone di ultima generazione e si scorge da colletti e manica una vita fissata simbolicamente sulla pelle.

La barbe si allungano come i capelli, è l’avvento dell’uomo che si è creato dei riti, non come quelli di un pettinatissimo e maniacalmente perfetto metrosexual alla Beckham anni ’90, ma quelli di un nipote che riscopre l’amore per il rasoio monolama, la camicia bianca a sacco fittata per l’occasione e il pantalone in frescolana.

L’abbigliamento ormai dal siciliano sapore, con l’avvento di alcune sub-culture è variato si è mischiato all’esoterismo e ad un non troppo distante hip hop, che mixa le sue sonorità con un elettrico sapore 68bit. È proprio in questa scintilla che nasce lo Yuccie, nell’inversione di tendenza hanno trovato ossigeno personalità creative che, legati i capelli e pettinate le barbe, hanno deciso che la loro creatività era un business ed hanno preso su microfoni, tavolette grafiche, neoprene ed i loro mac, e con libri, album e linee di abbigliamento tutto all’inizio rigorosamente autoprodotto, ora influenzano un mercato che dello shabby era leggermente stanco. Noi tutti adoriamo le atmosfere StemPunk di Hipsteriana necessità, ma ad un certo punto il mondo ha conosciuto la luce al neon.

Young Urban Creative, Y.U.C. Al secolo Yuccie è quel “giovine” millennials che toltosi la camicia ha deciso che la sua professione sarà diversa dal belare dietro una scrivania. Vuole costruire qualcosa di suo ed il mercato sembra anche interessato. Impone in questo modo una nuova estetica, che abbandonata la finitura ottonata o la tanto amata ruggine, si da a materiali più tecnici a tinte sempre scure più simili però a dei neri avvolgenti.

Investitori, banche e ben pensanti, sappiate che la nuova generazione di imprenditori va in palestra, ha le braccia e il collo tatuati, i capelli lunghi, la barba ed ha una personalità che è parte integrante della sua visione di business.

Al contrario degli ultimi X e di alcuni dei primi millennials che hanno coniato la raggelante espressione StartUpper, di cui vanno molto fieri, e che al contrario dovrebbe essere cancellata dall’algoritmo di MutainView da tutto il web, questa nuova generazione di imprenditori investe in una creatività che è stata alimentata a suon di nottate dietro un bancone o con stage dall’X respiro, hanno quindi la volontà di investire in loro stessi, ammettendo che la tenera età aiuta una “pagatissima” incoscienza a gettarsi nel vuoto.

Parliamo di numeri, i guadagni derivanti dalle loro micro e iconiche imprese, che non sono quelle che il babbo ha amorevolmente ingrassato con i soldi di una sudata carriera, vengono spesi principalmente in food HQ, tech e abbigliamento.

Sono in sostanza quella piccola sezione di una generazione cresciuta all’ombra della X che con para occhi, tappi nelle orecchie e braccia forti per le casse di birra scaricate, sta pian pianino cambiando la tendenza nel business e che modificherà anche un economia in stallo. Chiamiamoli sognatori, nuovi imprenditori o come volete parliamo di “outsider” che amano la formalità della lana, la struttura di una spallina, accostate alla morbidezza di forme che avvolgono per proteggere da un distopico mondo che Lui sta ristrutturando a partire dai valori dei fratelli maggiori.

L’aria di fermento che si respira attorno al laghetto dove lo yuccie ha mosso i suoi primi passi deve essere simile, ma leggermente più tecnologizzata, a quella che respiravano probabilmente i suoi genitori, quei Boomers che dopo la guerra hanno ricostruito un mondo che in modo diverso gli aveva privati di tanto se non di tutto.

Meno pop la cultura dei giovani Millennials imprenditori, la creatività riversata nelle imprese evidentemente è di post-punk respiro, che punta unicamente ad aggiustare un mondo che somiglia veramente a pochi. Una facciata con molti meno orpelli, le imprese sono sempre più smart e fondate su creatività non su idee atte all’unico effetto di arricchire l’imprenditore, ma di arricchire il sistema attraverso l’eticità di ogni singolo passaggio della vita del loro servizio/prodotto.

Il problema di ogni generazione sono sempre stati Outsider che con il naso all’insù guardavano un cielo poco somigliante a loro. Quelli che tra i boomers e gli X sono riusciti a Creare, sono imprenditori non illuminati ma creativi che sognavano imprese diverse, una società diversa, un costume diverso, sono quelli che attraverso internet hanno ispirato uno stuolo di millennial mutanti ed evoluti che hanno deciso di migliorare quello che avevano attorno.

La mutazione è la chiave della nostra evoluzione. Ci ha consentito di evolverci da organismi monocellulari a specie dominante sul pianeta. Questo processo è lento e normalmente richiede migliaia e migliaia di anni, ma ogni qualche centinaio di millenni l’evoluzione fa un balzo in avanti.”

X-Men da film culto della generazione, a mentale realtà per quei pochi che ancora non hanno perso la speranza.

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