THEOREM – La musica e il suono al centro del design: intervista a Diego Santin

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Che ruolo ha la musica oggigiorno? Una delle più inflazionate citazioni è quella del filosofo Friedrich Nietzsche che disse: “Senza musica la vita sarebbe un errore”. Ma sappiamo confrontarci e rapportarci in modo adeguato alla musica? Le diamo, soprattutto, giusta “dignità”? E’ questo uno degli scopi di Theorem, società di Milano, che modella il suono progettando spazi sonori per locali o per ambienti domestici. Il suono diventa così elemento di interior design a tutti gli effetti. Abbiamo chiesto a Diego Santin, fondatore di Theorem, di parlare del progetto e dell’esperienza musicale offerta.

Ci parli brevemente di te?

Nasco professionalmente come ingegnere energetico, ma sono sempre stato affine alla musica e tutto ciò che lega ambienti e suoni. Dopo aver frequentato un corso di Sound Design qui a Milano, ho compiuto il grande “salto”: ho lasciato il mio precedente lavoro e ho investito in quello che ora è Theorem.

Ci spieghi come nasce Theorem? Che esigenza avete sentito nel creare questo progetto?

Theorem nasce dalla mente mia e del mio socio Marco: volevamo creare una realtà che si occupasse di suono e musica con un’ottica professionale. Dopo aver passato l’estate 2014 a lavorare nell’agenzia leader mondiale in sound branding in Germania (ora nostri soci), ho capito che anche l’universo musicale può avere un taglio orientato al business. Spesso l’ambientazione sonora è trascurata ma in realtà il pubblico e/o il consumatore sono molto attenti e subiscono in maniera inconscia l’influenza della componente acustica.

Quando è nato Theorem e come si è creato il gruppo di lavoro?

Theorem nasce ad aprile 2016, dopo aver trovato le figure giuste che potessero coprire tutte i ruoli operativi. Adesso il nostro team è in grado di occuparsi di tutti gli aspetti progettuali e siamo sempre in espansione.

Sul sito, in merito alla progettazione di spazi sonori, si legge “incrementare le rendite agendo su meccanismi psicoacustici”: restituite “nobiltà” alla musica, dando giusto valore all’influenza che la musica stessa ha sulle persone?

È comprovato da vari studi che musica e suono influenzano sia la fruizione di ambiente sia il comportamento del pubblico. Molte location (hotel, ristoranti, esercizi commerciali, etc.) sono dotate di hardware avanzato ad alta definizione, ma lavorano in maniera debole a livello di contenuti. Al contrario, il nostro obiettivo è produrre un ambientazione sonora che diventi un elemento di interior design, al pari dell’arredamento o del colore delle pareti. Questo può avvenire sia attraverso la compilazione di librerie musicali ad hoc che con la creazione di “soundscape”.

I vostri ideali li ritroviamo anche nella composizione e nella strutturazione dei Dj set? Che musica e che sonorità utilizzi per coinvolgere chi ascolta?

La nostra scuderia di artisti emergenti (sia dj che musicisti) ha una tendenza comune a tutti: la capacità di combinare suoni di sintesi elettronica a strumenti più classici (piano, chitarra, etc.). In merito ai Dj set, personalmente mi piace utilizzare tracce di stampo “tedesco”, non troppo acide e intense ma più evocative ed eteree. Un esempio è “Curtis Newton – Noom”. Comunque, nessuno di noi è chiuso nel suo stanzino, ma condivide e apprezza le proposte esterne e le novità che il mercato propone.

Che stimoli ti trasmette una città come Milano dal punto di vista artistico e di idee? Quali impulsi ti attraggono maggiormente per elaborare il tuo lavoro?

Milano e la sua attitudine verso il design sono sicuramente di ispirazione. Oggetti ed elementi di arredo d’interni funzionano da stimolo forte e, ad esempio un evento come la Design Week, sarebbe ancora più unico con aree dedicate a installazioni sonore. Altri elementi di stimolo sono i pattern del tessuto urbano, possono essere i binari di Stazione Centrale, le facciate dei grattacieli o gli ex Gasometri nelle zone più esterne della città. Tutto ciò che è geometricamente riproducibile e rimanda il concetto di loop musicale.

Nel mare magnum musicale italiano/internazionale cosa ti affascina maggiormente?

Il mio luogo di appartenenza è il club, sono cresciuto con questa impostazione e non ne posso fare a meno. Ultimamente sto scoprendo una scena molto interessante nei Balcani: Sarajevo e Belgrado sono molto attive anche in questo ambito, con artisti/etichette emergenti, festival ed eventi dedicati. Se posso dare un suggerimento, consiglio l’etichetta Submarine Vibes: molto contemporanea ed energetica.

Da Spotify a YouTube, passando per i giradischi in versione moderna o strumenti con i quali è possibile creare tracce, è un momento storico dove la musica è assimilabile e praticabile nella più eterogenea e varia forma possibile. E’ un’opportunità per tutti o si rischia di perdere le basi e di smarrire la “professionalità” che c’è dietro?

Le tecnologie a disposizione attualmente forniscono a chiunque la possibilità di avvicinarsi a questo mondo e potersi cimentare nella produzione. È fondamentale avere una formazione adeguata e un’impostazione professionale, soprattutto per fare in modo che “fare musica” diventi un lavoro. Dare valore sia ai propri sforzi sia ai contenuti prodotti da altri è fondamentale: svendersi o lavorare per la gloria non porta da nessuna parte. Al contrario, la professionalità e un metodo di lavoro strutturato sono molto apprezzati dagli addetti ai lavori e nel tempo portano sicuramente a dei risultati.

Da Nietzsche a De André, attorno alla musica ci sono innumerevoli aforismi: c’è una citazione che hai interiorizzato e che hai fatto tua?

Don’t you wonder sometimes ‘bout sound and vision”, estratta da “Sound and Vision” di David Bowie.

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